ROMA - Il Senato ha approvato definitivamente e senza voti contrari o astensioni la riforma del cinema e dell’audiovisivo, che prevede la creazione di un’Agenzia autonoma per la gestione delle politiche del settore e di un Forum di esperti con funzioni consultive e di monitoraggio. 

Il provvedimento, senza modifiche rispetto al testo della Camera, affida inoltre al governo una delega per riordinare il sistema dei finanziamenti pubblici, gli incentivi fiscali e le tutele dei lavoratori del comparto. 

Ad assistere al voto dalle tribune di Palazzo Madama c’erano anche i fratelli Pupi Avati, regista e sceneggiatore, e Antonio Avati, produttore cinematografico, che hanno applaudito il risultato. 

La riforma nasce da un accordo tra maggioranza e opposizione, che hanno unificato diverse proposte legislative. Tra queste, quella del Partito democratico, presentata dalla segretaria Elly Schlein e incentrata sulla creazione dell’Agenzia, e quella della maggioranza, promossa dal deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, che prevede la delega al governo per il riordino del settore. 

Il nuovo organismo operativo assumerà le funzioni attualmente svolte dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura, mantenendo autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale. Al Ministero resteranno invece i compiti di indirizzo politico, vigilanza strategica e controllo. 

Il Forum, composto da esperti del settore, sostituirà il Consiglio superiore del Cinema e dell’Audiovisivo e avrà il compito di fornire pareri e monitorare gli effetti delle politiche pubbliche. 

La legge non rende però immediatamente operative tutte le novità. Una volta entrata in vigore, il governo avrà due anni per adottare i decreti legislativi necessari ad attuare la riforma. 

Tra gli obiettivi figurano un maggiore equilibrio tra contributi automatici e selettivi, incentivi fiscali e finanziamenti a fondo perduto, oltre a una programmazione triennale degli interventi. 

La delega prevede anche almeno due finestre annuali per l’erogazione dei contributi, una revisione degli incentivi alle sale cinematografiche, il sostegno alla produzione indipendente e una riforma delle tutele sociali per i lavoratori del settore. 

Dovrà inoltre essere istituito un Polo nazionale del cinema e dell’audiovisivo, con il coinvolgimento di Cinecittà e del Centro sperimentale di cinematografia. 

Sono previste anche una Commissione incaricata di valutare i progetti da finanziare attraverso il Fondo Cinema e una figura responsabile della gestione dei crediti d’imposta. 

Nonostante l’approvazione unanime, il provvedimento ha suscitato le critiche delle associazioni che rappresentano autori, registi e sceneggiatori. 

Il Coordinamento delle organizzazioni di categoria si è detto molto perplesso per la decisione di ritirare tutti gli emendamenti presentati al Senato, trasformandoli in ordini del giorno accolti dal governo. La scelta ha permesso di approvare rapidamente il testo senza un nuovo passaggio alla Camera, ma secondo le associazioni lascia irrisolti alcuni problemi fondamentali. 

“Una legge di sistema dovrebbe nascere da una visione condivisa del futuro del cinema italiano”, hanno osservato i rappresentanti del settore, criticando il rinvio delle questioni più controverse ai successivi provvedimenti attuativi. 

Dall’Aula, la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha assicurato che il governo lavorerà per evitare rallentamenti e adottare i decreti nel più breve tempo possibile. “Faremo in modo che questa legge non blocchi in nessun modo il settore”, ha dichiarato. 

Soddisfazione è stata espressa dalle forze politiche che hanno sostenuto il provvedimento. 

La senatrice del Pd Cecilia D’Elia ha rivendicato il lavoro dell’opposizione nel raccogliere le richieste del mondo cinematografico, assicurando che il partito continuerà a seguire l’attuazione della legge. 

Per il Movimento 5 Stelle, l’approvazione rappresenta un primo passo fondamentale per il futuro del cinema italiano, mentre Italia Viva ha sottolineato il valore internazionale della produzione audiovisiva nazionale. 

Mollicone ha salutato il voto come un esempio della capacità del Parlamento di superare le divisioni politiche. 

Anche Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, ha auspicato che la collaborazione tra maggioranza e opposizione prosegua nella definizione delle risorse e delle nuove regole.