LA HAVANA - Cuba sta affrontando una delle peggiori crisi energetiche della sua storia recente. I blackout nazionali si moltiplicano, il carburante scarseggia e il blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti continua a soffocare le importazioni di combustibili fossili. Ma proprio nel mezzo di questa emergenza potrebbe nascere una trasformazione storica: una rapida rivoluzione dell’energia solare sostenuta dalla Cina.

Secondo i dati del centro di studi energetici Ember, l’isola caraibica sta vivendo uno dei boom solari più rapidi al mondo. Negli ultimi mesi le importazioni di pannelli solari e batterie cinesi sono aumentate in maniera esponenziale e, grazie agli investimenti di Pechino, Cuba ha già costruito decine di parchi fotovoltaici.

Nonostante il Paese dipenda ancora in larga misura dai combustibili fossili, diversi esperti ritengono che la pressione economica degli Stati Uniti — accompagnata anche da minacce di “riprendere il controllo” dell’isola — possa accelerare la transizione energetica cubana. Secondo Kevin Cashman, economista del Transition Security Project, una maggiore produzione di energia rinnovabile permetterebbe a Cuba di ridurre la dipendenza dalle importazioni di carburante e quindi di “eliminare questa leva di coercizione”.

La crisi energetica ha però spinto anche molti cittadini a trovare soluzioni autonome. Tra questi c’è Yadán Pablo Espinosa, un giovane cubano di 21 anni che ha sviluppato un sistema artigianale di pannelli solari per tricicli elettrici. Il suo progetto ha già equipaggiato più di 15 veicoli che percorrono le strade dell’isola, migliorandone l’autonomia e salvaguardando il lavoro di molti trasportatori che dipendono da questi mezzi per consegnare merci.

Il sistema utilizza pannelli da 550 a 650 watt installati sul tetto del triciclo attraverso supporti di ferro artigianali che fungono anche da copertura contro sole e pioggia. Durante il movimento, l’energia generata viene inviata direttamente al motore, riducendo il consumo della batteria. Quando il mezzo è fermo, invece, tutta l’energia raccolta viene utilizzata per ricaricare l’accumulatore.

Il risultato è un veicolo che può lavorare più ore al giorno, percorrere distanze maggiori e dipendere meno dalle prese elettriche in un Paese dove le interruzioni di corrente sono ormai quotidiane.

La velocità della crescita solare cubana ha sorpreso molti osservatori internazionali. Nel 2023 la Cina aveva esportato a Cuba pannelli solari per un valore di circa 3 milioni di dollari. Nel 2025 quella cifra è salita a 117 milioni di dollari, secondo Ember.

Uno dei pilastri della strategia energetica cubana è l’accordo siglato con Pechino per costruire 92 parchi solari entro il 2028. L’obiettivo è generare circa 2 gigawatt di energia, sufficienti ad alimentare oltre 1,5 milioni di abitazioni.
Attualmente circa 50 parchi fotovoltaici sono già operativi in varie zone dell’isola. Solo negli ultimi 12 mesi Cuba ha installato quasi 1 gigawatt di capacità solare.

Le energie rinnovabili rappresentano oggi circa il 10% dell’elettricità prodotta nel Paese, contro appena il 3% registrato nel 2024. Il governo cubano punta a raggiungere almeno il 24% entro il 2030.

Per Cuba i benefici della transizione energetica sono evidenti. I costi delle tecnologie pulite sono diminuiti drasticamente negli ultimi anni e gli impianti fotovoltaici possono essere installati in tempi relativamente brevi. Inoltre, una volta costruiti, richiedono soltanto la luce del sole per funzionare e hanno una durata di decenni.

Nonostante il rapido sviluppo, gli esperti avvertono che gli ostacoli restano enormi. I parchi solari cubani sono ancora relativamente piccoli e distribuiti in maniera frammentata sul territorio. Inoltre, il fotovoltaico produce energia solo durante le ore di sole e non riesce a coprire la domanda serale.

Le batterie potrebbero rappresentare una soluzione, e infatti le importazioni di sistemi di accumulo sono aumentate considerevolmente. Tuttavia Cuba non dispone ancora di infrastrutture di stoccaggio energetico su larga scala.

Il problema principale rimane comunque il costo della trasformazione. Secondo un’analisi del Transition Security Project, servirebbero circa 8 miliardi di dollari affinché Cuba possa produrre il 93% della propria elettricità da fonti rinnovabili, eliminando quasi completamente la dipendenza dal petrolio e dal gas importati. Per arrivare a un sistema elettrico totalmente rinnovabile sarebbero necessari invece circa 19 miliardi di dollari.

Una cifra enorme per un’economia già provata da anni di crisi, ma che potrebbe rappresentare per Cuba non soltanto una svolta energetica, bensì anche un nuovo capitolo della propria indipendenza economica e politica.