MOSCA - Una catena di isole vulcaniche, adagiata tra la penisola russa della Kamchatka e l’isola giapponese di Hokkaido, segna il confine naturale tra il Mare di Okhotsk e l’Oceano Pacifico.

L’arcipelago delle Curili – visitato oggi da Vladimir Putin – si trova da ormai ottant’anni al centro di una complessa disputa territoriale tra Russia e Giappone, un contenzioso storico che ha impedito ai due Paesi di firmare un trattato di pace formale dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale.   

Il cuore della controversia riguarda in particolare le quattro isole più meridionali dell’arcipelago: Iturup (denominata Etorofu dai giapponesi), Kunashir (o Kunashiri), Shikotan e il gruppo insulare delle Habomai.

Mentre Mosca le considera parte integrante delle Curili meridionali e le amministra a tutti gli effetti come territorio russo, Tokyo le rivendica sotto la denominazione di “Territori del Nord”, sostenendo che non facciano giuridicamente parte delle Curili a cui il Giappone rinunciò dopo la guerra.   

La contesa affonda le proprie radici negli ultimi momenti del secondo conflitto mondiale.

Nell’agosto del 1945, l’Unione Sovietica entrò in guerra contro il Giappone e le sue forze militari occuparono l’intero arcipelago delle Curili, comprese le quattro isole meridionali rivendicate da Tokyo. Entro il 1949, la popolazione giapponese che abitava quei territori, stimata dal governo di Tokyo in circa 17mila persone, fu interamente rimpatriata.   

Secondo la posizione del Giappone, la propria sovranità sulle quattro isole era stata sancita fin dal trattato russo-giapponese del 1855, che fissava il confine internazionale tra Etorofu e Urup, collocando di conseguenza le quattro isole meridionali sotto il controllo nipponico.

Successivamente, con il trattato di pace di San Francisco del 1951, Tokyo rinunciò formalmente ai propri diritti sulle isole Curili a seguito della sconfitta bellica. Tuttavia, la diplomazia giapponese sostiene fermamente che le quattro isole contese non rientrassero tra le Curili contemplate da quell’accordo.

Da parte sua, Mosca respinge categoricamente questa ricostruzione, considerando il proprio controllo sovrano sulle isole come un legittimo risultato della Seconda guerra mondiale.  

Un tentativo di riavvicinamento si verificò nel 1956, quando Unione Sovietica e Giappone ripristinarono le relazioni diplomatiche attraverso una dichiarazione congiunta. In tale occasione, Mosca si disse disposta a trasferire a Tokyo le isole di Shikotan e le Habomai, a seguito della stipula di un trattato di pace definitivo, ma un’intesa conclusiva non venne mai raggiunta.   

Negli anni, la vertenza territoriale è rimasta il principale ostacolo alla sottoscrizione del trattato di pace tra Mosca e Tokyo destinato a chiudere formalmente la Seconda guerra mondiale. I bilaterali si sono ulteriormente incrinati a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e della conseguente adesione del Giappone alle sanzioni occidentali promosse contro la Russia.

A seguito di tali eventi, la Russia ha sospeso i negoziati relativi al trattato di pace e, nel febbraio scorso, il Cremlino ha ribadito come allo stato attuale non sussista alcun dialogo con Tokyo sulla questione.   

Oltre al valore simbolico e politico, la catena insulare vanta una rilevante valenza strategica per la Russia: posizionata a separazione tra il Mare di Okhotsk e l’Oceano Pacifico, si trova infatti inserita in una regione di fondamentale importanza per la presenza e la proiezione militare russa nell’Estremo Oriente.