Promuovere la cultura italiana all’estero significa seminare un senso di comunità che non si chiude dentro confini rigidi, ma si allarga, si adatta, mette radici su un altro suolo senza smarrire quelle originarie. È un esercizio paziente di memoria e apertura, alimentato dall’amore per una lingua, una storia, un patrimonio non facilmente recidibile anche se lontanissimo dalla Penisola. A Melbourne questa passione ha un nome e una storia lunga 130 anni: la Società Dante Alighieri, la più antica Dante in un Paese di lingua inglese, fondata nel 1896 e ancora oggi impegnata a far vivere l’italianità attraverso la cultura, la letteratura, la poesia e le relazioni.

Un anniversario speciale, celebrato lo scorso 9 agosto con un pranzo all’Abruzzo Club, alla presenza di rappresentanti istituzionali e di numerosi esponenti della comunità italiana locale. Un traguardo che non è soltanto un numero, ma la testimonianza di una presenza capace di attraversare generazioni, trasformazioni sociali e stagioni migratorie profondamente diverse.

La Società Dante Alighieri nasce a Roma nel 1889, per iniziativa di un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci, con l’obiettivo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, con sede centrale, dal 1926, nello storico Palazzo Firenze. All’origine c’è anche il desiderio di mantenere vivo il legame con gli italiani delle terre irredente e, negli anni della grande emigrazione, quello di offrire agli emigrati un filo culturale con la madrepatria.

A Melbourne, racconta il presidente Dominic Barbaro ai nostri microfoni, l’idea prende forma invece in un contesto molto particolare. “Bisognerebbe andare un po’ indietro, quando Giosuè Carducci ha avuto l’idea, insieme ai suoi colleghi, di formare associazioni intorno al mondo per assistere gli italiani e promuovere l’insegnamento della lingua ai loro figli”.  

La nascita della sede australiana viene favorita anche dalla visita del duca Luigi d’Abruzzo, arrivato a Melbourne a bordo della nave da guerra Cristoforo Colombo. È lui, ricorda Barbaro, a trasmettere l’idea al console generale d’Italia Pasquale Corte, coinvolgendo anche figure di primo piano della società vittoriana.

All’inizio, dunque, l’associazione si presenta come un piccolo circolo culturale. “Erano persone abbastanza innamorate della lingua italiana, dell’architettura e dell’arte italiana e volevano mettersi insieme e discutere queste cose tra loro”, spiega. 

La storia della Dante di Melbourne è costellata di figure e vicende che raccontano anche i rapporti, talvolta complessi, tra Italia e Australia. Tra queste, quella del medico Soccorso Santoro, protagonista nel dopoguerra di un gesto dal forte valore simbolico: “Donò un busto marmoreo di Dante Alighieri, collocato davanti alla Treasury House. La statua fu poi danneggiata, con il naso spezzato, e rimossa”.

Il busto è oggi custodito al Museo Italiano, all’ingresso del Co.As.It. “Abbiamo portato su il problema della statua al sindaco di Melbourne e chiesto se potevano aggiustarla. L’hanno restaurata e ce l’hanno restituita”, racconta il presidente.

Il passato, però, non è un museo immobile. È piuttosto un sedimento, una materia viva sulla quale costruire il presente. “La cultura è ancora adesso il fulcro del nostro Paese”, osserva Barbaro, sintetizzando il senso di un’attività che oggi si articola in competizioni letterarie, poesia, incontri, conferenze e momenti conviviali come la serata ‘Pasta and Poetry’.

“Prima della pandemia, le competizioni rivolte alle scuole arrivavano a coinvolgere oltre 4.000 studenti di circa 80 istituti”, commenta. Un segnale eloquente di quanto la promozione dell’italiano abbia ormai superato il perimetro della sola comunità di origine.

Ed è proprio questa una delle trasformazioni più significative. Se in passato la Dante si rivolgeva soprattutto ai figli degli immigrati italiani, oggi l’interesse per la lingua e la cultura del nostro Paese attraversa una platea molto più ampia. La collaborazione con il Co.As.It., formalizzata anche attraverso un memorandum of understanding, ha rafforzato questa vocazione.

“Facciamo certe cose che nessun altro fa”, sottolinea Barbaro. E tra queste ci sono anche le celebrazioni di anniversari letterari e storici, gli approfondimenti dedicati a grandi autori e opere e i gruppi di lettura dedicati, per esempio, alla Divina Commedia, al Decameron e al Principe di Machiavelli.

La pandemia, anziché interrompere questa attività, ha costretto la società a reinventarsi. 

Nel frattempo, la società si è modernizzata. È arrivata una nuova piattaforma digitale, collegata alla Dante centrale di Roma, mentre prosegue la pubblicazione della rivista Dante Oggi, ricca di articoli, approfondimenti e curiosità sulla cultura italiana.

L’obiettivo è creare connessioni. Con Roma, con le altre sedi nel mondo, con Buenos Aires e con realtà italiane come Tropea. Una rete internazionale che rende la cultura un ponte e non una frontiera.

E in questo percorso c’è anche una dimensione personale. Barbaro è arrivato in Australia a 15 anni e oggi considera il suo impegno alla Dante una forma concreta di restituzione al Paese d’origine. “Questo è il mio contributo per l’Italia, per la lingua, per la cultura”.