Il Licodia Eubea Social Club si è vestito a festa, lo scorso sabato 29 agosto, per celebrare un traguardo importante, di quelli che meritano di essere raccontati non soltanto soffiando delle candeline, ma soprattutto con ricordi e tanto affetto. Palloncini dorati, una mise en place elegante e un’atmosfera intrisa di calore hanno fatto da cornice agli 80 anni di Raffaele Latela, figura conosciuta e apprezzata della comunità italiana di Melbourne e membro dell’ Ordine di Santa Maria di Betlemme.

Attorno a lui si sono raccolti familiari, amici e numerosi esponenti della comunità, arrivati per condividere una giornata speciale e rendere omaggio a una vita costruita attraverso legami, impegno e affetti profondi. Tra i presenti anche il presidente del sodalizio, Dominic Ballirò, accompagnato dalla moglie, insieme a molti altri volti noti della comunità italiana.

Dopo i saluti, le fotografie e i brindisi, la serata ha lasciato spazio alla musica. La pista da ballo si è rapidamente animata sulle note di The Sour Grapes, dopo che festeggiato e consorte hanno aperto le danze.

Ma il momento più intenso è arrivato con i discorsi. Per Raffaele, reduce da mesi particolarmente difficili, raggiungere questo compleanno ha assunto un significato ancora più profondo. Visibilmente emozionato, ha guardato la sala e ha ringraziato tutti coloro che hanno attraversato, in modi diversi, le tappe della sua vita.

“Guardandomi intorno vedo così tanti volti appartenenti a momenti diversi della mia vita. È come guardare la mia famiglia”, ha detto, chiedendo con un sorriso di perdonargli eventuali errori in inglese. Poi il pensiero si è rivolto ai figli, definiti “la più grande eredità della mia vita”, e ai nipoti, ai quali ha espresso tutta la propria gratitudine.

Il passaggio più commovente è stato però quello dedicato alla moglie Sylvia. “Questi ultimi nove mesi hanno messo alla prova entrambi”, ha raccontato Raffaele, riconoscendo in lei la propria roccia, la persona che gli è stata accanto con forza, amore e devozione incrollabile. “Non so davvero cosa avrei fatto senza di te”.

Ha poi ripercorso quei nove mesi difficili, sottolineando come la famiglia non abbia mai affrontato quel capitolo in solitudine. Messaggi, telefonate, biglietti, accompagnamenti in ospedale e piccoli gesti di vicinanza hanno composto una rete silenziosa ma preziosa.

Parole che hanno trovato una risposta altrettanto intensa nel discorso di Sylvia. “Dove sono finiti tutti questi anni?”, ha esordito, ricordando il marito come “la persona più amorevole e premurosa, un vero raggio di sole”.