spegnevano e, sullo schermo, finalmente una lingua familiare. Per molti italiani giunti a Melbourne nel Secondo dopoguerra, andare al cinema significava ritrovare la propria casa e, al contempo, costruire una nuova comunità dall’altra parte del mondo. È questa storia, permeata di film, immagini e ricordi, a tornare oggi alla luce con ‘Italian Cinemas in Melbourne’, la mostra allestita nel foyer di Pentridge Cinema a Coburg, nell’ambito della nuova edizione del ST. ALi Italian Film Festival. L’esposizione presenta una selezione di locandine cinematografiche originali provenienti dalle collezioni personali di Antonio Zeccola, fondatore di Palace Cinemas, e del noto attore, produttore e sceneggiatore Santo Cilauro, e nasce dal progetto di ricerca ‘Italian Cinemas in Melbourne: From Post War Migration to The Movie Show’, realizzato con il sostegno dell’Australasian Centre for Italian Studies (ACIS) e dell’Università di Melbourne. Il gruppo di ricerca è composto da Elisabetta Ferrari e Mark Nicholls, rispettivamente senior lecturer in Italiano e Cinema all’Università di Melbourne, e lo stesso Santo Cilauro, accompagnati da due collaboratori e assistenti di ricerca, Alice Garner e Agnese Bresin.
“Abbiamo cominciato più di tre anni fa, partendo proprio dalla collezione di locandine cinematografiche di Santo Cilauro - racconta Elisabetta Ferrari, curatrice della mostra -. Abbiamo quindi dato inizio alla nostra ricerca, grazie ai fondi ottenuti dall’ACIS, e abbiamo scoperto che in realtà c’erano più di venti cinema a Melbourne che proiettavano film in lingua italiana nel Secondo dopoguerra”.
La ricerca, nel corso degli anni, ha dato vita a un forum al Co.As.It. a Carlton, ‘The Italian Cinemas in Melbourne: From Post War Migration to The Movie Show’, e a una serie di podcast, Choc-Tops and Cassata, fino ad arrivare alla mostra realizzata quest’anno con l’aiuto di Palace Cinemas. “Il nostro obiettivo principale era condividere i risultati della ricerca con tutta la comunità, affinché questo lavoro non rimanesse confinato all’ambito accademico”, spiega Ferrari.
La fortuna dei cinema italiani si comprende osservando i grandi cambiamenti della Melbourne degli anni ’50. Da una parte l’arrivo della televisione nel 1956, che iniziò a sottrarre pubblico alle sale cinematografiche, dall’altra una comunità italiana in rapida crescita e con una forte richiesta di contenuti nella propria lingua. “Nel Secondo dopoguerra ci fu una grande emigrazione di italiani in Australia e di conseguenza un’elevata richiesta di intrattenimento – continua Ferrari –. In questo scenario, le sale cinematografiche che rischiavano di rimanere vuote, diventarono un’opportunità. È fu proprio la combinazione di questi due elementi a spingere molti imprenditori dell’epoca a proiettare film stranieri in lingua italiana. E uno di questi fu Antonio Zeccola, che prese in gestione alcuni cinema in difficoltà e iniziò a proiettare film italiani davanti a un pubblico decisamente entusiasta”.
Le grandi sale degli anni ’30 e ’40, alcune con quasi mille posti, si riempirono man mano di famiglie italiane. Il cinema era intrattenimento, ma soprattutto un luogo di incontro: “Abbiamo raccolto storie bellissime: famiglie italiane, vestite di tutto punto, che uscivano il sabato o la domenica per andare al cinema. Il film sembra quasi finire in secondo piano, piuttosto è il cinema stesso, come luogo vero e proprio, a diventare un’occasione di comunità, di intrattenimento e un momento per incontrare altri connazionali”, racconta la curatrice della mostra.
Le locandine esposte raccontano a loro volta un’epoca e gusti diversi: commedie, melodrammi e grandi kolossal americani doppiati in italiano, come I dieci comandamenti (1956). “Quello che mi piace molto di queste locandine è una grafica che un po’ si è persa nel tempo, c’è quasi il racconto del film stesso: colori molto accesi, tante immagini, scene tratte dalla pellicola. Sono meravigliose”, afferma Ferrari.
Nonostante diventi sempre più arduo “raccogliere quelle memorie”, di fronte a un continuo assottigliamento della prima generazione di migranti italiani, esiste ancora un forte legame tra cinema e comunità a Melbourne, un’incredibile cultura cinematografica che si manifesta anche con lo stesso ST. ALi Italian Film Festival: “Perché continua a trasformare le sale in luoghi di incontro”, continua Ferrari.
La mostra sarà quindi inaugurata martedì 22 settembre alle 6pm nel foyer di Pentridge Cinema e, per l’occasione, sarà proiettato Bellissima di Luchino Visconti, con l’intramontabile Anna Magnani. La chiusura è prevista mercoledì 7 ottobre alle 7pm con la proiezione di The Castle, seguita da un incontro, moderato da Zak Hepburn, con Santo Cilauro e Michael Hirsh di Working Dog che racconteranno quanto la pellicola sia, forse, “molto più italiana di quanto si possa immaginare”, pur essendo ormai considerata un classico del cinema australiano.