PARIGI – Il vertice del G7 sulle rive del lago di Ginevra si è trasformato in una nuova dimostrazione di sostegno politico, economico e militare all’Ucraina, mentre gli Stati Uniti sembrano pronti ad aumentare la pressione sulla Russia per favorire l’apertura di un negoziato.

Al centro della giornata diplomatica è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accolto dai leader occidentali in un momento particolarmente delicato della guerra, all’indomani dei pesanti attacchi russi contro Kiev.

A confermare la compattezza europea sono stati il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen dopo l’incontro con Zelensky. In un messaggio congiunto, i due leader hanno ribadito che l’Unione Europea resterà al fianco dell’Ucraina “oggi, domani e per tutto il tempo necessario”, sottolineando come l’apertura del primo capitolo dei negoziati di adesione rappresenti una tappa storica nel percorso di integrazione europea di Kiev.

Bruxelles ha inoltre annunciato l’imminente erogazione della prima tranche di un programma di sostegno da 90 miliardi di euro, destinato in particolare al rafforzamento delle capacità difensive e alla produzione di droni. “Voi e il popolo ucraino state compiendo sforzi straordinari sia sul campo di battaglia sia sul fronte delle riforme”, hanno scritto Costa e von der Leyen, sostenendo che la situazione stia gradualmente evolvendo a favore di Kiev.

L’altro protagonista della giornata è stato Donald Trump, che ha incontrato Zelensky in un bilaterale al termine del quale il capo della Casa Bianca ha ammonito: “La Russia deve fare un accordo”. Archiviato il capitolo sulla guerra con l’Iran, il presidente degli Stati Uniti ha detto di voler concentrare i propri sforzi diplomatici sulla situazione ucraina, assicurando: “Farò tutto ciò che è in mio potere”. “Abbiamo avuto ottime conversazioni sia con Zelensky sia con Putin. Forse possiamo fare qualcosa in quel senso. Lo penso davvero”.

Tra le ipotesi sul tavolo emerge quella di un possibile vertice diretto tra Zelensky e Vladimir Putin in un Paese neutrale. Il presidente ucraino ha rilanciato la proposta indicando Svizzera, Turchia o un Paese del Medio Oriente come possibili sedi. Da Mosca, tuttavia, è arrivata una risposta fredda. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che, se Zelensky desidera un confronto serio, dovrebbe recarsi direttamente a Mosca per incontrare Putin.

Nonostante le distanze, Washington sembra intenzionata a mantenere aperto il canale diplomatico. Il Cremlino ha infatti confermato che gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner visiteranno prossimamente la Russia, anche se non è stata ancora fissata una data.

Sul fronte delle sanzioni, Trump ha lasciato intendere che potrebbero essere presto ripristinate le restrizioni sul petrolio russo temporaneamente allentate durante la crisi energetica legata alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Una misura che si inserirebbe nella strategia condivisa dal G7 per aumentare la pressione economica sul Cremlino. 

Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha mostrato un cauto ottimismo. Secondo il leader di Berlino, la Russia si trova oggi in una posizione più debole rispetto al passato. “Mosca non può vincere militarmente e anche la sua economia sta mostrando segnali di difficoltà”, ha dichiarato prima dell’apertura dei lavori.

Per Merz potrebbe aprirsi “una finestra per la diplomazia”, frutto sia della resistenza ucraina sia delle difficoltà crescenti incontrate dalla Russia.

Dal vertice è inoltre emersa la volontà di rafforzare il sostegno energetico e la difesa aerea dell’Ucraina in vista dell’inverno. Fonti diplomatiche francesi hanno parlato di una sostanziale unità tra i Paesi del G7 nel mantenere alta la pressione su Mosca e nel continuare ad assistere Kiev sul piano militare nella speranza di convincere finalmente Vladimir Putin a sedersi al tavolo negoziale.