MELBOURNE - Zeinab Ahmad, indicata come una presunta “sposa ISIS”, si è vista negare la libertà su cauzione dopo che un giudice ha ritenuto inaccettabile il rischio per la comunità.

Oggi, la 31enne è rimasta impassibile presso la Melbourne Magistrates Court mentre la giudice Lisa Hannan leggeva la decisione. Ahmad era stata incriminata a maggio per reati connessi alla schiavitù dopo essere rientrata in Australia insieme ad altri familiari di ex combattenti dello Stato Islamico.

Secondo quanto riferito in aula, Ahmad si era trasferita in Siria nel gennaio 2015 con il primo marito, Dawod, che sarebbe poi diventato membro dello Stato Islamico. L’uomo fu ucciso in un attacco con drone nel maggio 2016.

La polizia federale sostiene che, mentre Ahmad viveva con la famiglia nel 2017, il padre Mohammad avrebbe comprato una ragazza adolescente come schiava per 10mila dollari americani. Secondo le accuse, la giovane sarebbe stata stuprata e picchiata ripetutamente da Mohammad. Tra gli episodi contestati ci sarebbe anche un’aggressione in cui la ragazza sarebbe stata colpita e trascinata per i capelli giù per due rampe di scale.

La giudice Hannan ha riconosciuto che il procedimento potrebbe subire ritardi e che la giovane figlia di Ahmad si trova a far fronte a difficoltà. Tuttavia, ha stabilito che la richiesta di cauzione dovesse essere respinta, perché non sono emerse circostanze eccezionali e il rischio posto dall’imputata alla comunità resta inaccettabile.

Nella decisione, Hannan ha richiamato anche l’assenza di prove convincenti che Ahmad abbia rinunciato alla fedeltà allo Stato Islamico o modificato le proprie convinzioni.

Ahmad resterà in custodia cautelare fino a luglio, quando dovrà comparire nuovamente in tribunale per un’udienza preliminare di rinvio a giudizio. Il caso resta tra i più delicati nel filone giudiziario collegato al ritorno in Australia di familiari di ex combattenti jihadisti.