Quante donne hanno fatto, e fanno, la storia degli Italiani in Australia? Molte hanno contribuito per diventare ciò che siamo come Nazione e tutt’ora affermano e confermano il nostro valore culturale all’estero.
Giulia Carelli, presidentessa dell’associazione Donne Pugliesi d’Australia, è arrivata a Sydney nel 1945, un giorno d’agosto, lo stesso anno in cui si è sposata, dopo essersi trasferita con la famiglia del marito.
Ma facciamo un passo indietro… “Sono originaria della Puglia, per l’esattezza di Rutigliano, in provincia di Bari” ha rotto il ghiaccio, Giulia. Dopo essersi diplomata come segretaria d’azienda, ancora giovanissima si trasferì a Chicago, per un anno e mezzo: “Non ci ho vissuto a lungo, ma quello è stato un periodo molto inteso, perché mi sono trasferita con tutta la famiglia”, ricorda Giulia “Successivamente sono tornata in Italia perché ero fidanzata con quello che oggi è il mio attuale marito e così abbiamo seguito la sua famiglia in Australia”.
Poco più che diciottenne Giulia aveva già messo piede su due diversi continenti, “Ho lasciato un pezzo di cuore in ogni posto in cui ho vissuto”, sospira Giulia, “Amo la patria, ma il cuore sta dove sta la famiglia”.
Certo, in Italia Giulia ci è nata, cresciuta, ha studiato, ha conosciuto suo marito, in America ha lasciato i suoi cari, fratelli sorelle e nipoti. “Siamo una famiglia numerosa, senza contare che ora pure mio figlio vive a Los Angeles”. In Australia sono nati i suoi figli e i suoi nipoti. “Non è facile dividersi tra tre terre, però ci sono tornata spesso anche quando i miei bambini erano piccoli”.
Negli Stati Uniti come qui in Australia i migranti italiani hanno contribuito nella fare la storia dei Paesi ospitanti, però con delle differenze che Giulia ha potuto constatare di persona: “Quando arrivai negli USA la migrazione italiana non era una novità, e mi accorsi che per quanto si mantenessero le tradizioni gli italiani desideravano essere americani” come fa notare Giulia è probabile che dipendesse dal forte patriottismo che si respirava, che ha portato a mischiare le culture.
“La prima cosa ad essere lasciata indietro, purtroppo, fu la lingua, i figli degli immigrati non parlavano italiano, mentre io con i miei figli ho voluto assicurarmi che la nostra lingua non andasse persa”, gli italiani emigrati in Australia invece si sono sempre riuniti tra loro “Anche perché l’Australia è una terra molto giovane senza una cultura prevaricante”, esattamente come dice Giulia, non c’era molto da imitare. 47 anni fa agli occhi della giovanissima Giulia, una metropoli come Chicago fece un grande effetto, ma la Giulia di oggi, una donna felice, soddisfatta e realizzata, ammette che l’Australia è il posto che sceglierebbe per vivere anche una seconda volta.
“Quello che amo di questa terra sono le innumerevoli possibilità che offre, io ho potuto riprendere a studiare quando i miei figli sono cresciuti”.
Giulia ha sempre lavorato per cui non era una necessità, ma un piacere, “È un’esperienza unica avere l’opportunità di mettersi in gioco a qualsiasi età, e in Australia si può realizzare”.
Giulia non è sicuramente il tipo di persona che rimane con le mani in mano, soprattutto per il ruolo che svolge per le Donne Pugliesi d’Australia, lei è Presidentessa di ben 55 donne membri di questa attivissima associazione, un incarico che porta avanti dal 2004, solo una cosa è riuscita a fermarla, questo odiatissimo lockdown: “Stavamo organizzando un Mistery Tour per Settembre ma dovremo posticiparlo chissà per quando…”.
Eh si, questa magnifica associazione, come ben saprete, organizza delle gite, non solo per le donne, ma aperte a tutti, come spiega Giulia, si crea un clima conviviale, più che la gita in se la parte più gradita è godere dell’esperienza con il gruppo e viverla assieme.
“Nell’ultima uscita che abbiamo fatto abbiamo raccolto le castagne, e tutti si sono divertiti molto”. Anche le feste in sede non mancano come dance party con Dj incluso, ma anche dimostrazioni e degustazioni come quella fatta per i cavatelli e le orecchiette, che tutti i buongustai conoscono, ma non tutti sanno preparare: “Alla dimostrazione hanno partecipato una trentina di donne e dopo aver preparato la pasta ognuna ne ha portato una porzione a casa per cucinarla con la famiglia”, ricorda Giulia.
“Un paio di anni fa a Natale abbiamo preparato 10 kg di cartellate” continua, “un dolce pugliese di pasta fritta e passata nel vin cotto, si preparano con delle speciali tecniche antiche che vengono tramandate da generazione in generazione”.
Il bello, come abbiamo già detto, non è solo preparare queste prelibatezze ma farlo assieme. Se mantenere le origini non è sempre semplice Giulia tramite l’associazione riesce a tenere vive le tradizioni aprendo le porte a tutti, ci auguriamo così che presto si possa tornare a gioire di questi calorosi eventi.