A soli 26 anni, Adriano Fossati ha trasformato la sua passione per il mare in una carriera internazionale che oggi lo vede lavorare nel cuore della Grande Barriera Corallina australiana. Nato da madre torinese e padre svizzero del Canton Ticino, è Scientific Officer presso la stazione di ricerca di Heron Island, una delle più importanti strutture scientifiche dedicate agli ecosistemi marini in Australia, gestita dalla University of Queensland.

Dopo la laurea triennale in Biologia all’Università di Losanna e la magistrale in Biologia Marina presso l’Università dell’Algarve, in Portogallo, Adriano ha svolto la sua tesi alla Queensland University of Technology (QUT), studiando come le comunità ittiche lungo la costa orientale australiana stiano cambiando in risposta al riscaldamento globale.

Dopo un primo periodo di ricerca alla QUT e una breve parentesi in Europa, Adriano è tornato nel Queensland per partecipare a un progetto di monitoraggio subacqueo presso Heron Island. Quella che doveva essere una collaborazione temporanea si è trasformata in una carriera: da volontario presso la stazione di ricerca è cresciuto professionalmente fino a diventare Scientific Officer della struttura.
La stazione di ricerca di Heron Island rappresenta uno dei principali centri di studio della Grande Barriera Corallina. Ogni anno ospita ricercatori provenienti da università australiane e internazionali, oltre a studenti universitari e degli ultimi anni delle scuole superiori, che arrivano da tutto il mondo per studiare sul campo gli ecosistemi della barriera corallina.

“Una parte importante del nostro lavoro riguarda la ricerca, ma anche l’educazione - racconta Adriano -. Per molti studenti è la prima occasione di osservare da vicino un reef e comprendere concretamente le sfide legate alla sua conservazione”.

L’educazione è uno dei temi che considera fondamentali per il futuro dell’ambiente. A guidarlo è una celebre frase del naturalista David Attenborough: “No one will protect what they don’t care about; and no one will care about what they have never experienced”.
“Per proteggere qualcosa bisogna prima conoscerla. Quando le persone hanno l’opportunità di vedere da vicino la biodiversità della barriera corallina, non possono fare a meno di rimanerne affascinate. E quando qualcosa ti affascina, nasce spontaneamente il desiderio di proteggerla”.

Questa filosofia si riflette anche nell’approccio al turismo promosso sull’isola. Secondo Fossati, visitare la Grande Barriera Corallina dovrebbe significare molto più che fare una nuotata o trascorrere una giornata al sole.

“L’obiettivo non è soltanto mostrare un luogo straordinario, ma aiutare le persone a comprenderne il valore. Quando un visitatore torna a casa con una maggiore consapevolezza dell’ambiente marino, diventa a sua volta un ambasciatore della sua tutela”.
Heron Island offre questa opportunità in un contesto unico. L’area marina protetta che circonda l’isola è conservata da circa ottant’anni e ospita una straordinaria biodiversità. Tartarughe marine, grandi pesci e numerose altre specie trovano qui un rifugio prezioso.

Parlando dello stato della Grande Barriera Corallina, Adriano invita a guardare oltre i titoli sensazionalistici. Il bleaching dei coralli è una sfida reale e sempre più frequente a causa dell’aumento delle temperature marine, ma la situazione è più complessa di quanto spesso venga raccontato.

“Quando un corallo sbianca non significa necessariamente che sia morto. È un organismo sotto stress che può recuperare se le condizioni tornano favorevoli. La sfida più grande è la velocità con cui il clima sta cambiando, perché lascia sempre meno tempo agli ecosistemi per adattarsi”.

A fine ottobre inizierà un dottorato in collaborazione tra la University of Queensland e l’Università della Tasmania.
Da Heron Island, nel cuore della Grande Barriera Corallina, il percorso di questo giovane ricercatore italiano dimostra come la scienza, l’educazione e la divulgazione possano diventare strumenti concreti per avvicinare le persone alla natura e ispirarle a prendersene cura.