SYDNEY – La rapida espansione delle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale rischia di aggravare le difficoltà già presenti nell’economia australiana, soprattutto nel settore delle costruzioni, dove la disponibilità di lavoratori specializzati e materiali resta limitata.
Secondo un’analisi di Deloitte, il valore dei progetti di costruzione di data center in Australia potrebbe raggiungere 870 miliardi di dollari nel 2027, più del doppio del picco registrato durante il boom minerario degli anni Duemila.
Il rapporto sottolinea però che questa nuova ondata di investimenti si presenta in una fase in cui l’economia dispone di margini ridotti per assorbire un aumento così consistente della domanda.
“Questo boom si sta verificando vicino alle nostre principali città, quindi i data center competono direttamente con abitazioni e infrastrutture per lavoratori e materiali”, ha spiegato l’autore principale del rapporto, Sheraan Underwood.
Secondo Underwood, il principale collo di bottiglia riguarda la manodopera.
La maggiore concorrenza per gli addetti potrebbe far salire i costi e ingigantire il rischio che alcuni progetti vengano ritardati, ridimensionati o richiedano più tempo del previsto.
A differenza del boom minerario, che aveva indirizzato gran parte degli investimenti verso gli Stati ricchi di risorse, la crescita dei data center si concentra soprattutto nel New South Wales, Queensland e Victoria.
Le regioni meno popolose rischiano quindi di ricevere benefici più limitati.
Deloitte osserva inoltre che il settore delle costruzioni sta già facendo i conti con un volume di lavoro storicamente elevato, mentre l’inflazione resta sopra l’obiettivo della Reserve Bank.
Un’altra criticità riguarda la natura stessa dei progetti.
Una quota importante delle infrastrutture viene importata e, una volta completati, i data center richiedono relativamente poco personale permanente.
Questo significa che i benefici economici potrebbero arrivare più lentamente rispetto ai costi sostenuti nella fase di costruzione.
“Le difficoltà connesse alla costruzione e all’inflazione stanno arrivando ora, mentre i guadagni di produttività potrebbero emergere molto più avanti”, ha osservato Underwood.
Anche la governatrice della Reserve Bank Michele Bullock ha affrontato il tema dopo l’ultima decisione sui tassi d’interesse.
Bullock ha riconosciuto che l’intelligenza artificiale potrebbe in futuro aumentare la produttività e permettere all’economia di crescere più rapidamente.
Ha però aggiunto che l’attuale domanda di investimenti legati all’AI sta superando il livello dei risparmi disponibili, contribuendo a spingere verso l’alto il cosiddetto tasso d’interesse neutrale.
Circa il 70 per cento degli investimenti nei data center, ha ricordato Bullock, è comunque collegato a beni importati e quindi incide meno direttamente sull’economia interna.
Resta incerto quando il boom dell’intelligenza artificiale inizierà davvero a produrre effetti favorevoli sull’inflazione.