CANBERRA – Il debito pubblico australiano è destinato a superare i livelli raggiunti durante la pandemia, ma il quadro complessivo dei conti resta relativamente stabile grazie a entrate superiori alle attese e a prospettive di lungo periodo ancora sostenibili.

Secondo un rapporto pubblicato dal Parliamentary Budget Office (PBO), il debito lordo nazionale dovrebbe salire fino al 58 per cento del PIL entro il 2029-30.

Il documento, che combina i bilanci del Commonwealth con quelli di Stati e Territori, indica una posizione fiscale aggregata sostanzialmente invariata rispetto alle stime dello scorso anno.

Restano però numerosi fattori di rischio.

Il rallentamento del mercato immobiliare potrebbe ridurre il gettito derivante dalle imposte sulle transazioni, soprattutto dall’imposta di registro, una fonte di entrate importante per i governi statali.

I bilanci di New South Wales, Queensland, Western Australia e Australian Capital Territory hanno già indicato come possibile problema un calo delle compravendite e dei prezzi delle abitazioni. Il PBO osserva inoltre che le modifiche federali alle agevolazioni fiscali per gli investitori potrebbero accentuare la debolezza del settore.

Queensland e Western Australia restano esposti anche alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e delle royalties minerarie.

Un altro elemento di incertezza è rappresentato dal conflitto in Medio Oriente. Prezzi più elevati dei carburanti potrebbero alimentare l’inflazione e mantenere più alto il costo del denaro, con conseguenze sulla spesa delle famiglie, sull’occupazione, sui valori immobiliari e sui costi di finanziamento pubblico.

Nonostante spese superiori alle previsioni in diverse giurisdizioni, le maggiori entrate hanno finora mantenuto i conti combinati relativamente solidi.

L’analisi di sostenibilità del PBO indica che in 24 dei 27 scenari esaminati il rapporto tra debito nazionale e PIL tende a diminuire nell’arco di 40 anni.

I rischi diventano più seri soltanto nelle ipotesi più sfavorevoli, con bilanci statali incapaci di migliorare, tassi elevati e crescita economica molto debole.

La valutazione è stata rafforzata da Moody’s, che ha confermato il rating AAA dell’Australia citando la forza delle istituzioni e delle finanze pubbliche.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha ricordato che il Paese resta uno dei nove al mondo con il massimo rating assegnato da tutte e tre le principali agenzie.

Chalmers ha inoltre richiamato il ruolo della superannuation, indicato da Moody’s come uno degli elementi che contribuiscono alla solidità fiscale grazie all’ampio risparmio pensionistico privato.