HOBART – Nuovo scossone politico in Tasmania. La ministra delle Corse ippiche, Jane Howlett, ha rassegnato le dimissioni dal governo guidato dal premier Jeremy Rockliff, dichiarando di non poter più ignorare l’impatto dei “continui attacchi personali e politici” provenienti dalle opposizioni.
L’annuncio è arrivato meno di un’ora prima della ripresa dei lavori parlamentari martedì scorso e rappresenta il secondo addio all’esecutivo in poco più di due settimane, alimentando le difficoltà di un governo di minoranza già sotto pressione.
Nella dichiarazione con cui ha ufficializzato la sua scelta, Howlett ha sostenuto che le polemiche che la coinvolgevano stavano diventando una distrazione per l’azione dell’esecutivo. “È evidente che il continuo attacco personale e politico nei miei confronti sta causando una significativa distrazione per il governo, e non posso permettere che questo continui”, ha affermato. La ministra ha inoltre rivendicato il proprio operato, definendo un onore il servizio svolto in diversi incarichi ministeriali e sottolineando di aver sempre agito con “totale dedizione al dovere pubblico”.
Le dimissioni arrivano al termine di settimane particolarmente difficili. Howlett era finita nel mirino del Partito laburista e dei verdi, che ne chiedevano apertamente il passo indietro a causa dell’utilizzo di circa 300mila dollari di fondi pubblici per coprire spese legali. A ciò si sono aggiunti nuovi interrogativi riguardanti una possibile violazione delle regole di “caretaker mode” durante l’ultima campagna elettorale.
La pressione è aumentata ulteriormente dopo un’audizione parlamentare tenutasi lunedì, durante la quale è emerso che l’ufficio della ministra fosse a conoscenza dell’intenzione dell’agenzia Tasracing di promuovere pubblicamente una proposta politica del Partito liberale nel pieno della campagna elettorale. In precedenza, Howlett aveva presentato due dichiarazioni giurate, a nome di un proprio collaboratore, sostenendo che l’ufficio non fosse informato dell’iniziativa. Il governo continua a ribadire che né la ministra né il suo staff erano consapevoli che il messaggio sarebbe stato diffuso pubblicamente.
In Parlamento, la situazione appariva sempre più delicata. Laburisti, verdi e gran parte dei deputati indipendenti dispongono infatti della maggioranza dei seggi e avrebbero potuto costringere Howlett alle dimissioni attraverso una mozione di sfiducia.
Nel lasciare il suo incarico, la ministra ha puntato il dito contro l’opposizione, accusandola di destabilizzare deliberatamente il governo di minoranza: “Gli abitanti della Tasmania dovrebbero essere preoccupati dal fatto che l’opposizione continui a destabilizzare il governo per perseguire i propri interessi politici invece di concentrarsi sul lavoro necessario per lo Stato”, ha dichiarato confermando che resterà in Parlamento, continuando a rappresentare l’elettorato di Lyons.
Anche il premier Jeremy Rockliff ha espresso sostegno alla collega uscente, ringraziandola per il servizio svolto e denunciando quello che ha definito un clima politico sempre più negativo.
Secondo il capo del governo, le recenti polemiche hanno distolto l’attenzione dalle questioni che interessano realmente i cittadini della Tasmania: “Mentre altri sono concentrati sui loro giochi politici, questo governo è concentrato sul governare”, ha affermato.
Di tutt’altro avviso l’opposizione. La deputata laburista statale Ella Haddad ha respinto l’idea che le richieste di chiarimento rappresentassero un attacco personale, sostenendo che la trasparenza è un requisito fondamentale per chi ricopre incarichi ministeriali: “Chiedere conto di 300mila dollari di spese legali segrete o di possibili dichiarazioni fuorvianti al Parlamento non è mai stato qualcosa di personale”, ha dichiarato.
Per Howlett si tratta della seconda uscita dal governo negli ultimi quattro anni. Nel 2022 aveva già lasciato l’esecutivo per motivi personali, in seguito alla morte del fratello, pochi giorni dopo aver perso la delega allo Sport. Questa volta, però, le dimissioni arrivano in un contesto politico ben più complesso, segnato da tensioni parlamentari e crescenti richieste di responsabilità politica nei confronti dei membri del governo Rockliff.