MILANO - Dmitry “Dima” Chirakadze, l’aristocratico russo legato a funzionari e oligarchi di Mosca, torna libero dopo quasi due anni dall’arresto e potrà rientrare nel suo Paese.  

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Milano, accogliendo l’appello sulla custodia cautelare presentato dai difensori, gli avvocati Tatiana Della Marra e Alessandro Diddi. 

Chirakadze era stato condannato a 2 anni e 2 mesi dalla Corte d’Appello di Milano con l’accusa di essere stato il “coordinatore” dell’evasione di Artem Uss, l’imprenditore figlio di un magnate moscovita fuggito nel marzo del 2023 mentre si trovava ai domiciliari a Basiglio, nel Milanese, in attesa della decisione della Cassazione sull’estradizione richiesta dagli Stati Uniti. 

Dopo la condanna in secondo grado - che aveva ridotto la pena rispetto ai 3 anni e 2 mesi del primo - era stata applicata a Chirakadze la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L’uomo era uscito dal carcere a fine febbraio, dopo essere stato arrestato nel giugno del 2024, e ora il Riesame ha revocato anche i domiciliari, rimettendolo definitivamente in libertà. 

Secondo le indagini del pm Giovanni Tarzia e dei carabinieri del Nucleo investigativo, sarebbe stato in contatto con il padre di Artem Uss e avrebbe gestito la “batteria” di uomini che aiutò l’imprenditore a fuggire verso la Russia, prima in auto oltre il confine e poi con un volo dalla Serbia. Altri indagati, che erano stati arrestati, hanno già patteggiato dopo aver collaborato. 

Chirakadze invece ha sempre respinto le accuse, e i suoi difensori avevano chiesto più volte la scarcerazione, facendo presente anche le condizioni di salute del cinquantaseienne.  

“Fin dal momento dell’arresto la difesa ha sempre escluso il pericolo di fuga in virtù degli interessi economici in Italia ed in Europa del nostro assistito. Finalmente è finito il calvario della reclusione”, hanno spiegato i legali, aggiungendo: “il signor Chirakadze potrà curarsi adeguatamente e continuare a lottare per dimostrare la propria estraneità ai fatti”. 

L’imprenditore potrà infatti presentare ricorso in Cassazione contro la condanna dopo il deposito delle motivazioni del secondo grado. La pena di poco più di due anni, comunque, è stata già quasi interamente scontata tra carcere e arresti domiciliari.