WASHINGTON - La Casa Bianca ha svelato ufficialmente i dettagli dell’ambizioso progetto del presidente Donald Trump: l’erezione di un monumentale Arco del Trionfo a Washington per celebrare il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. L’opera, concepita come un simbolo di orgoglio nazionale, sarà valutata questo giovedì da un’agenzia federale chiave per l’approvazione iniziale.
Durante la conferenza stampa settimanale, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha mostrato un’immagine renderizzata del progetto, definendolo una “opera maestra architettonica”. Le caratteristiche del monumento riflettono la grandiosità voluta dal presidente, a partire dall’altezza simbolica di 250 piedi, circa 76 metri, che rappresenta un riferimento diretto ai 250 anni di storia del Paese.
La struttura sarà coronata da una figura della Vittoria alata che sorregge una torcia, affiancata da aquile dorate, mentre alla base il monumento sarà custodito da quattro imponenti leoni d’oro. L’opera includerà inoltre rappresentazioni artistiche destinate a celebrare i successi del popolo americano e lo spirito duraturo della nazione.
Il monumento dovrebbe sorgere nel Memorial Circle, una rotonda situata in uno dei principali ingressi della capitale, tra il Monumento a Lincoln e il Cimitero Nazionale di Arlington. Trump intende utilizzare uno spazio verde attualmente vuoto nel lato della Virginia del fiume Potomac, un’area amministrata dal National Park Service. “Le grandi nazioni costruiscono strutture bellissime per promuovere l’amore per il Paese”, ha affermato Leavitt, auspicando che il progetto possa unire tutti gli statunitensi oltre le ideologie politiche.
Nonostante l’entusiasmo della Casa Bianca, la proposta ha sollevato forti critiche. Gli oppositori descrivono l’iniziativa come un progetto personalista volto a cementare l’eredità politica di Trump e avvertono del possibile impatto devastante sul paesaggio storico della capitale.
È già stata presentata una causa legale per tentare di bloccarne la pianificazione. I promotori del ricorso sostengono che un intervento di tale portata su terreni federali non possa procedere senza l’esplicita approvazione del Congresso, sollevando dubbi sulla legittimità di una decisione unilaterale da parte dell’amministrazione.