TEHERAN - L’Iran “colpisce duro” e mette in discussione la versione ufficiale della Casa Bianca. Nonostante il presidente Donald Trump continui a dichiarare che le forze di Teheran siano state “militarmente annientate”, un’accurata analisi del Washington Post rivela uno scenario diametralmente opposto: i danni subiti dagli Stati Uniti nella regione sarebbero ben più gravi di quelli finora ammessi.
Secondo l’inchiesta, basata sull’esame di immagini satellitari ad alta risoluzione, dall’inizio del conflitto gli attacchi iraniani avrebbero danneggiato o distrutto almeno 228 tra strutture ed equipaggiamenti all’interno delle basi militari statunitensi in Medio Oriente.
Il bilancio, definito “molto più ampio” rispetto alle comunicazioni del Pentagono, comprende 217 edifici colpiti, tra cui hangar, caserme e depositi di carburante, oltre a 11 sistemi critici che includono radar, velivoli e apparati per la difesa aerea, con un totale di 15 diverse basi coinvolte in tutta la regione.
Per ricostruire la verità, i reporter hanno incrociato oltre 100 immagini ad alta risoluzione diffuse da fonti iraniane con i dati del sistema europeo Copernicus e immagini commerciali. Nonostante i tentativi di Washington di limitare l’accesso ai dati satellitari dell’area (con gli operatori Vantor e Planet che hanno accolto la richiesta governativa di sospendere o ritardare la diffusione dei file) l’analisi ha confermato la precisione chirurgica dell’offensiva di Teheran.
Il dato politico e militare più allarmante riguarda l’efficacia tecnologica dell’Iran. Secondo gli esperti, gli Stati Uniti avrebbero sottovalutato le capacità di precisione dei sistemi di puntamento iraniani e l’impatto della guerra condotta con i droni. “Gli attacchi sono stati precisi, non ci sono crateri casuali che indichino errori”, ha dichiarato Mark Cancian del CSIS.
Tra gli obiettivi centrati figurano siti di valore strategico assoluto, come i sistemi di difesa Patriot tra Bahrein e Kuwait e il centro comunicazioni satellitari nella base di Al-Ubeid, in Qatar. L’offensiva ha inoltre portato alla probabile distruzione di un aereo radar E-3 Sentry in Arabia Saudita, lasciato ripetutamente in aree non protette. Infine, il colpo inferto al centro operativo in Kuwait, dove a marzo hanno perso la vita sei militari statunitensi in un attacco che ha trovato la struttura priva di adeguate difese.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha contestato i risultati dell’inchiesta, definendo le valutazioni “complesse” e rinviando ogni ricostruzione ufficiale al termine delle ostilità. Sebbene gli esperti concordino sul fatto che questi danni non abbiano ancora compromesso la capacità globale degli Usa di condurre la campagna militare, l’inchiesta solleva interrogativi pesanti sulla sicurezza delle basi. Inoltre, mette in discussione la reale consistenza di un nemico che, lontano dall’essere “annientato”, sembra aver trovato il modo di colpire il cuore dell’apparato tecnologico Usa.