BRASILIA - Il giudice del Tribunale Supremo Federale del Brasile, Alexandre de Moraes, ha sospeso questo sabato l’applicazione della legge che avrebbe potuto ridurre la pena detentiva dell’ex presidente Jair Bolsonaro, in attesa che la Corte si pronunci sulla costituzionalità del provvedimento.
De Moraes ha motivato la decisione con la necessità di garantire la “sicurezza giuridica”, ordinando il blocco temporaneo della norma fino alla convocazione di una sessione plenaria del Supremo Tribunale Federale, chiamato a esaminare i ricorsi presentati da partiti di sinistra contro la legge approvata dal Parlamento.
Bolsonaro, 71 anni, era stato condannato nel settembre scorso a 27 anni di carcere per aver orchestrato un complotto volto a mantenersi al potere dopo la sconfitta elettorale subita contro Luiz Inácio Lula da Silva nelle elezioni del 2022. La Corte Suprema lo aveva ritenuto colpevole di aver promosso tentativi di golpe contro le istituzioni democratiche del Paese.
La controversa legge, approvata dal Congresso a dicembre, era stata inizialmente bloccata dal presidente Lula nel mese successivo attraverso il veto presidenziale. Tuttavia, a fine aprile i parlamentari hanno annullato il veto, permettendo così l’entrata in vigore della norma venerdì scorso.
Il testo legislativo riguarda tutti i condannati per tentato colpo di Stato e prevede una riduzione dei tempi necessari per ottenere sconti di pena, con la possibilità di diminuire sensibilmente la durata della detenzione. Per beneficiare della misura, però, gli avvocati dei condannati devono presentare richiesta alla Corte Suprema affinché vengano ricalcolati i termini caso per caso.
Con la decisione di De Moraes, tali richieste restano congelate fino a quando il Supremo Tribunale non si pronuncerà definitivamente sulla legittimità costituzionale della legge.
La norma potrebbe favorire, oltre a Bolsonaro, anche i responsabili degli assalti dell’8 gennaio 2023, quando migliaia di sostenitori estrema destra invasero e saccheggiarono edifici governativi a Brasilia una settimana dopo l’insediamento di Lula. Secondo la Corte Suprema, quell’attacco faceva parte del piano golpista attribuito all’ex presidente.
Attualmente Bolsonaro sta scontando la pena agli arresti domiciliari per motivi di salute. Venerdì i suoi legali hanno presentato un nuovo ricorso chiedendo alla Corte Suprema di annullare la condanna, sostenendo la necessità di “correggere un’ingiustizia”.
Escluso dalla possibilità di candidarsi a cariche pubbliche, l’ex presidente – al potere dal 2019 al 2022 – ha indicato il figlio Flavio come proprio erede politico in vista delle elezioni di ottobre, nelle quali Lula punta a ottenere un quarto mandato all’età di 80 anni.
“Lui avrebbe dovuto essere il nostro candidato presidenziale”, ha dichiarato il senatore quarantacinquenne riferendosi al padre durante un evento con alleati politici, promettendo di “mandare Lula in pensione”. I sondaggi più recenti mostrano un testa a testa tra Lula e Flavio Bolsonaro.