KINSHASA - L’epidemia di Ebola che sta colpendo l’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e l’Uganda ha spinto le massime autorità sanitarie a decretare lo stato di massima allerta. Il bilancio nella RDC è salito a 131 morti e almeno 513 casi sospetti, a cui si aggiungono 130 decessi sospetti. Il portavoce del governo di Kinshasa ha confermato che l’infezione, inizialmente circoscritta alla provincia settentrionale dell’Ituri, si è già estesa ad altre aree orientali del Paese, mentre i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitensi (CDC) hanno confermato i primi due casi e una vittima oltreconfine, in Uganda.
Intervenendo alla seconda giornata della 79esima Assemblea mondiale della sanità a Ginevra, il Direttore Generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha annunciato una decisione senza precedenti: la proclamazione immediata di un’Emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), il livello di allerta globale più elevato.
“È la prima volta che un Direttore Generale dichiara una PHEIC prima ancora di convocare il Comitato d’emergenza”, ha spiegato Tedros. “Non ho preso questa decisione alla leggera. L’ho fatto in conformità con l’Articolo 12 del Regolamento Sanitario Internazionale, dopo aver consultato i ministri della Salute di entrambi i Paesi, perché sono profondamente preoccupato per la portata e la velocità dell’epidemia”. Il Comitato si riunirà nelle prossime ore per definire le raccomandazioni temporanee.
Quasi in contemporanea, l’agenzia continentale Africa CDC, guidata dal Direttore Generale Jean Kaseya, ha proclamato l’epidemia un’Emergenza di sanità pubblica di sicurezza continentale (PHECS). Questo provvedimento, formulato su raccomandazione del Gruppo consultivo di emergenza (ECG), assegna all’organismo africano i poteri per guidare e coordinare direttamente le risposte sanitarie sul campo. “La conferma del virus in Paesi interconnessi ci ricorda che la sicurezza sanitaria dell’Africa è indivisibile. Dobbiamo mobilitare le nostre risorse e agire subito sulla base della scienza”, ha rimarcato Kaseya.
A rendere lo scenario estremamente complesso e drammatico è la natura stessa dell’agente patogeno: la regione è infatti colpita dal ceppo Bundibugyo, una variante del virus contro la quale, a differenza del più comune ceppo Zaire, non esiste attualmente alcun vaccino o trattamento approvato.
L’epicentro dell’infezione si trova nell’Ituri, una provincia nel nord-est della RDC al confine con Uganda e Sud Sudan. Si tratta di una ricca regione aurifera caratterizzata da intensi movimenti transfrontalieri di lavoratori legati all’attività mineraria clandestina e formale. Questa forte mobilità, unita all’instabilità cronica e all’insicurezza dell’area, alla fragilità dei sistemi di prevenzione locali e al fatto che molti decessi avvengono all’interno delle comunità, al di fuori degli ospedali formali, sta accelerando la diffusione del virus e minaccia da vicino anche le frontiere di Ruanda e Sud Sudan.
L’epidemia ha assunto contorni internazionali anche sul piano dell’assistenza medica. La Germania ha accettato formalmente di accogliere e curare un cittadino statunitense che ha contratto il virus Bundibugyo durante la sua permanenza nella Repubblica Democratica del Congo. Il Ministero della Salute tedesco ha confermato all’agenzia AFP che le autorità statunitensi hanno avanzato una richiesta formale di aiuto al governo federale. Sono attualmente in corso i preparativi logistici per il trasferimento in biocontenimento, sebbene Berlino non abbia ancora specificato la data del viaggio né la clinica specializzata di destinazione.
Sulla vicenda è intervenuto direttamente dalla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Durante un evento dedicato all’assicurazione sanitaria, Trump ha commentato il contagio del connazionale confermando l’impennata di casi ma provando a rassicurare l’opinione pubblica sul rischio di una pandemia globale, sottolineando che l’epidemia di Ebola “per il momento resta circoscritta al continente africano”.