ROMA - La maggioranza ha fatto marcia indietro al Senato sul tema dell’aumento delle spese militari Nato. Dalla mozione sui riflessi economici legati alla sicurezza energetica è infatti scomparso all’ultimo momento il passaggio che impegnava il governo a “rivalutare” gli obiettivi più ambiziosi dell’Alleanza atlantica, compreso appunto il target del 5%.
Il riferimento era contenuto nel punto 8 della bozza iniziale del documento, poi eliminato prima del voto in Aula. Nel testo originario si chiedeva al governo di “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato”, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la Difesa ma promuovendo una revisione degli obiettivi superiori “alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”.
Secondo fonti parlamentari del centrodestra, il passaggio sarebbe stato rimosso perché considerato “estraneo” al tema della mozione, dedicata principalmente alla sicurezza energetica, ma dietro ci potrebbe essere anche un intervento dei vertici dell’esecutivo per evitare nuove tensioni internazionali, in particolare con gli Stati Uniti di Donald Trump, che continuano a spingere gli alleati Nato verso un aumento consistente delle spese militari.
Fonti di governo riferiscono che l’esecutivo non sarebbe stato preventivamente informato della versione iniziale del testo e che, dopo la diffusione della bozza, sarebbe scattata una moral suasion per eliminare il passaggio.
Sul caso è intervenuto il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, che ha parlato di un tema “molto delicato” su cui nella maggioranza esistono sensibilità differenti, aggiungendo che la questione verrà affrontata “in altre sedi” prima di arrivare eventualmente in Aula.
Romeo ha inoltre sottolineato che la mozione “era partita da Forza Italia”, una ricostruzione confermata dalla capogruppo azzurra Stefania Craxi, secondo cui però “non era il momento né la sede” per affrontare il tema.
Il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia ha parlato di “retromarcia” chiedendo se dietro la modifica del testo ci siano stati contrasti tra Matteo Salvini, Antonio Tajani e Giorgia Meloni.
Anche Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra accusano il governo di incoerenza e di essersi piegato a pressioni esterne. Nicola Fratoianni parla di una “retromarcia improvvisa” dopo “telefonate di richiamo”, mentre Angelo Bonelli sostiene che l’episodio dimostra come l’Italia sia “a sovranità limitata”.