MILANO - La Corte d’Appello di Milano ha confermato nuovamente il provvedimento con cui lo scorso luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva.
Il collegio, presieduto da Giuseppe Ondei, ha respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia.
La Corte si era già pronunciata l’11 settembre, confermando lo spegnimento dell’area a caldo e rigettando la prima richiesta delle società. Anche nel nuovo provvedimento, lungo undici pagine, il punto centrale resta il bilanciamento tra produzione e tutela della salute.
Secondo i giudici, pur prendendo atto che in udienza è stato segnalato come l’attività produttiva sia “in via di sospensione”, l’eventuale spegnimento degli altoforni resta “cedevole rispetto al preminente diritto alla salute”.
Per il collegio, la tutela della salute deve prevalere “nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali di diritto interno”.
Non incide, secondo la Corte, neppure l’udienza fissata davanti alle Sezioni Unite della Cassazione per il 20 ottobre 2026, indicata dalle società come elemento di novità ma non ritenuta tale dai giudici ai fini della sospensiva.
Soddisfatti i legali degli undici cittadini tarantini, tra cui un bambino di 12 anni, dell’associazione Genitori Tarantini, promotori dell’azione inibitoria contro l’ex Ilva. “La salute delle persone vince ancora battendo un pregiudizio economico sempre più cedevole e pretestuoso”, afferma l’avvocato Ascanio Amenduni.
Per il collega Maurizio Rizzo Striano, la decisione conferma che, tra tutela della salute e produzione, prevale la prima, in linea con quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea.
Secondo Rizzo Striano, il provvedimento rigetta un nuovo tentativo di ottenere la sospensione del decreto che ordinava lo stop dell’attività produttiva dell’area a caldo entro il 27 ottobre. La motivazione, spiega, è la stessa già richiamata nel precedente ricorso.
La partita, però, resta aperta. Per i legali dei cittadini tarantini, oltre al passaggio in Cassazione del 20 ottobre, sarà centrale la manifestazione del 17 ottobre a Taranto.
“Il futuro di Taranto è solo nelle mani dei suoi cittadini – afferma Rizzo Striano –. No a questa e no a qualsiasi nuova area a caldo. Taranto merita di uscire dal tunnel e di essere risarcita”.