COMO - Il Como in Champions League. Non era mai stato in Europa, la prima volta sarà nella competizione regina, la più bella, la più importante. Cesc Fabregas è il condottiero che ha guidato una squadra di talenti a tagliare un traguardo che in pochi potevano immaginare.
Il pass lo ha staccato all’ultima di campionato, quando il Milan ha perso in casa con il Cagliari e i suoi ragazzi hanno vinto a Cremona. La festa, le esultanze, ma poi anche il discorso a fine partita alla squadra.
“L’ultimo cerchio della stagione. Era un momento molto personale. Abbiamo fatto stagione storica, nella quale questi ragazzi sono andati oltre i propri limiti. Mi hanno emozionato tante volte durante l’anno, per il coraggio, la mentalità, la voglia e la qualità che hanno sempre avuto. Sentivo il bisogno di aprirmi con loro e di ringraziarli”, spiega il tecnico spagnolo in un’intervista rilasciata a Sky Sport.
È arrivato a Como il 2 agosto del 2022, ancora giocava e con il suo arrivo in riva al lago si è iniziato a sognare. “Il giorno della firma del contratto non mi aspettavo tutta quella gente ad accogliermi, è stata una bella sorpresa. Io venivo qui spesso in vacanza, anche per matrimoni, ma non conoscevo davvero la realtà del Como. Quel giorno invece ho capito che qui c’erano passione per il calcio e cuore. Mi sono sentito subito nel posto giusto, perché io sono come loro: passionale”.
Oggi quella passione sembra essersi moltiplicata. “Sì, ed è bellissimo. Ci sono tifosi che seguivano il Como in Serie D e in Serie C, persone fedelissime. Adesso piano piano la famiglia sta crescendo e vedere questa evoluzione è una delle cose più belle”.
Nell’agosto del 2024 il debutto in Serie A e la sconfitta per 3-0 in casa della Juventus. “Un bagno di realtà. In quel momento eravamo ancora una squadra molto da Serie B. Però quella partita ci ha fatto capire che, se volevamo restare in Serie A, dovevamo alzare il livello. Il presidente lo ha capito subito e abbiamo aggiunto giovani e di esperienza come Nico Paz, Perrone, Kempf e Fadera, giocatori che ci hanno dato qualità, velocità e aiutato ad alzare il livello. Poi da gennaio abbiamo iniziato a spingere di più”.
Quest’anno, a ottobre 2025, la vittoria casalinga contro la Juventus e l’abbraccio comn Nico Paz. “Quel successo è stato top. Nico è un giocatore che ci ha fatto crescere più velocemente. Mi ha emozionato tante volte. Come giocatore è cresciuto tantissimo in questi anni. Tra noi c’è un rapporto importante: lui si fida di me e io mi fido di lui. Quell’abbraccio dopo la Juventus era sincero, di cuore”.
Il suo Como piace e attrae tanti personaggi famosi che frequentano il Senigallia. “È bello perché significa che la gente si emoziona guardandoci giocare. All’inizio il presidente mi diceva sempre chi fosse presente allo stadio, poi gli ho detto che durante la partita non mi interessa. Io penso solo al campo. Però dopo, se vinciamo, è bello condividere quei momenti anche con persone importanti di altri mondi”.
Tornando alla stagione, alle date e ai momenti importanti, Fabregas parla del gol di Baturina contro il Bologna all’ultimo minuto. “Uno dei momenti chiave per noi, perché lui arrivava da un periodo difficile. Martin è un giocatore forte, forse per colpa mia non aveva avuto tante occasioni fino a quel momento. Quel gol ha cambiato qualcosa per lui e anche per noi. Ricordo ancora tutti che entrano in campo a festeggiarlo. È stato un momento bellissimo, ma in questa stagione ce ne sono tanti. Penso anche a quando è venuta la mia famiglia, che per me è fondamentale. L’allenatore non è mai davvero a casa: anche quando c’è, pensa sempre al lavoro, alle soluzioni, ai problemi. Per questo ogni volta che succede qualcosa di bello sento il bisogno di abbracciarli”
Nel gennaio del 2026 l’incontro con il Papa. “Un momento molto felice per me e la mia famiglia. Una delle giornate più belle della mia vita. Io e mia moglie avevamo provato tante volte ad andare in Vaticano per incontrare il Papa senza riuscirci. Quando siamo andati a Roma per giocare contro la Lazio, il presidente ci ha detto che potevamo incontrarlo. Per noi è stato qualcosa di davvero speciale, perché siamo molto credenti”.
Tornando ancora indietro, l’estate scorsa si parlava della sua possibile partenza, del suo trasferimento sulla panchina di una big. “L’anno scorso si è parlato tanto, ma io non ho mai detto niente e penso nemmeno gli altri. A volte non serve parlare troppo. Io sono felice al Como. Nella vita bisogna prendere le decisioni che si ritengono migliori, ma io qui sto bene”.
Ci sono stati anche momenti difficili e di polemiche, per esempio dopo la sua espulsione contro il Milan. “Ho sbagliato e l’ho detto subito. Non serve che qualcuno me lo faccia notare. Quando sbagli bisogna accettarlo, imparare e andare avanti. Non mi piace questa cultura del massacrare le persone appena fanno un errore”.
Si torna all’ultima di campionato, con tutto il suo staff e la squadra ad attendere il finale di San Siro, lui solo. “Sono momenti difficili da gestire. Volevo stare tranquillo, senza urla o tensioni intorno. L’allenatore vive una solitudine enorme in certi momenti, mi sto abituando. Deve prendere tante decisioni e spesso resta solo con sé stesso. Però quello è stato uno dei momenti più belli della mia carriera nel calcio”.