CHIETI - I figli di Nathan e Catherine Trevallion, la “famiglia nel bosco” che viveva a Palmoli (Chieti), resteranno nella struttura protetta di Vasto, dove sono stati collocati lo scorso 20 novembre.  

Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni dell’Aquila con un’ordinanza, anticipata dal Tg1, che dispone una nuova e approfondita indagine psico-diagnostica sull’intero nucleo familiare. L’incarico è stato affidato alla psichiatra Simona Ceccoli, che avrà 120 giorni di tempo per depositare la perizia.  

Entro il 30 gennaio i servizi sociali dovranno invece trasmettere una relazione aggiornata sugli interventi effettuati, mentre le parti avranno tempo fino al 15 febbraio per il deposito di eventuali memorie. 

Il Tribunale ha chiesto al consulente tecnico d’ufficio di svolgere tre distinti accertamenti. Il primo riguarda un’indagine personologica e psico-diagnostica su ciascun genitore, finalizzata a valutare stili relazionali e comportamentali, capacità e competenze genitoriali, in particolare la capacità di riconoscere i bisogni psicologici, affettivi ed educativi dei minori, e l’attenzione alle esigenze di crescita necessarie a garantire un adeguato sviluppo psichico.  

I giudici chiedono inoltre di verificare se i genitori presentino caratteristiche “tali da incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale” e, in caso affermativo, se tali capacità siano recuperabili in tempi compatibili con lo sviluppo dei figli, indicando anche il percorso educativo da intraprendere.  

Infine, la perizia dovrà comprendere un’indagine psico-diagnostica sui bambini per accertarne le attuali condizioni di vita, l’andamento dello sviluppo cognitivo e affettivo, le figure di riferimento riconosciute e i modelli di identificazione sviluppati. 

La decisione si inserisce nel solco della precedente sentenza d’appello che aveva respinto il reclamo dei legali dei genitori contro l’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei minori. In quel provvedimento erano emersi nuovi elementi, tra cui la conferma di una “deprivazione della socialità” e di una “mancanza di cure” nei confronti dei tre bambini, che dovranno essere ascoltati nuovamente, questa volta “al riparo da potenziali condizionamenti dei genitori o delle altre controparti”.  

La curatrice aveva segnalato alcuni “segnali di cambiamento” da parte della coppia, sottolineando però la necessità di verificare la piena rispondenza del contesto familiare ai bisogni dei minori, nella consapevolezza che solo un impegno continuativo e concreto potrà portare al ricongiungimento familiare e restituire stabilità ai figli. 

I giudici hanno poi invitato Nathan e Catherine ad abbattere il “muro di diffidenza” costruito nel corso di oltre dodici mesi di rapporti difficili con i servizi sociali, che continueranno a monitorare la situazione e, soprattutto, il benessere fisico e psichico dei bambini, ritenuto fino a poco tempo fa “a rischio”.  

All’ingresso nella casa-famiglia, circa un mese fa, una delle figlie presentava, secondo quanto riportato negli atti, “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. La nuova perizia dovrà ora fare chiarezza sulle condizioni dei minori e sulle reali capacità genitoriali della coppia, elementi decisivi per ogni futura decisione del Tribunale.