ROMA - Si riaccende lo scontro sul fine vita al Senato dopo la decisione della maggioranza di riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge. 

Il testo era stato calendarizzato per l’approdo in Aula il 3 giugno, dopo una decisione unanime della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. In mancanza di un testo condiviso, l’esame sarebbe dovuto partire dalla proposta del senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli. 

Il centrodestra ha però dato seguito a quanto annunciato nei giorni scorsi e nelle commissioni competenti ha votato a maggioranza per fissare al 9 giugno il nuovo termine per gli emendamenti. Sono state inoltre previste due audizioni, con il Cnr e con l’Istituto superiore di sanità. 

Le opposizioni accusano la maggioranza di voler prendere tempo per le difficoltà interne a trovare una sintesi sul ruolo del Servizio sanitario nazionale nell’accesso al fine vita. 

Il nodo resta politico e riguarda soprattutto la posizione di Fratelli d’Italia, contraria al coinvolgimento diretto del Ssn nella procedura. 

Secondo quanto riferito dalla capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi, l’orientamento sarebbe quello di “superare il tema del sistema sanitario nazionale però non lasciando che nessuno rimanga senza assistenza gratuita”. 

Una formula che non convince le opposizioni, per le quali il coinvolgimento del servizio pubblico resta un punto essenziale per garantire l’uguaglianza nell’accesso alla prestazione. 

Bazoli, capogruppo dem in commissione Giustizia, denuncia il rischio che la scelta della maggioranza faccia slittare l’approdo in Aula. 

Questo rinvio, afferma, comporta “un solo, inevitabile, concreto e inaccettabile rischio: quello di fare ulteriormente slittare l’approdo in aula”. 

Secondo il senatore, un eventuale rinvio del testo in commissione sarebbe “la pietra tombale su ogni possibilità di approvare una legge in questa legislatura”. 

Anche Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e senatrice del Pd, parla di un problema politico interno alla maggioranza. 

“Da due anni stiamo discutendo su un tema che riguarda le famiglie italiane e la sofferenza delle persone”, osserva Rossomando. Per il Pd, il nodo del Servizio sanitario nazionale è “imprescindibile” perché riguarda “il pari diritto di tutti a un bene primario”. 

Critica anche Mariolina Castellone, del Movimento 5 Stelle, secondo cui la maggioranza avrebbe potuto limitarsi a presentare testi correttivi degli emendamenti già depositati. 

“Permettiamo ai senatori di esprimersi con un voto”, dice Castellone, che teme un nuovo rinvio il 3 giugno.