TEL AVIV - Le immagini degli attivisti della Global Sumud Flotilla (costretti in ginocchio, bendati, legati e derisi dalle autorità israeliane) hanno scatenato una gravissima crisi diplomatica tra l’Unione Europea, il governo italiano e Israele. Per l’Italia “è stata superata la linea rossa”: la reazione istituzionale, durissima, ha unito Quirinale e Palazzo Chigi in una condanna senza precedenti, mentre la Procura di Roma ha già avviato un’indagine ipotizzando reati gravissimi, tra cui la tortura. 

A far precipitare la situazione è stato un video diffuso sui social dallo stesso ministro della Sicurezza nazionale israeliano, l’esponente di estrema destra Itamar Ben-Gvir, girato nel porto di Ashdod. Nel filmato, il ministro cammina tra gli attivisti immobilizzati e li schernisce: “Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare. Sono venuti con molto orgoglio e guardate come sono ridotti ora. Non eroi, niente. Sostenitori del terrorismo”, afferma Ben-Gvir sventolando una bandiera israeliana, per poi complimentarsi con i militari a volto coperto: “Ottimo lavoro. È così che si fa”. 

Il video diffuso mercoledì scorso ha suscitato un’ampia condanna internazionale, tanto che lo stesso premier Benjamin Netanyahu ha preso le distanze. Ma il Servizio penitenziario israeliano ha difeso il proprio operato, dichiarando, come riportato da Haaretz, che il personale ha agito “secondo le procedure” con gli attivisti della Global Sumud Flotilla: “Al momento dell’arrivo dei detenuti, le guardie carcerarie erano tenute ad agire per mantenere l’ordine e la sicurezza del sito. Tutte le azioni sono state eseguite nel rispetto delle procedure e delle considerazioni professionali”. 

La risposta delle massime cariche dello Stato italiano è stata immediata, portando alla convocazione d’urgenza dell’ambasciatore israeliano a Roma per chiedere chiarimenti formali. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha stigmatizzato il video definendolo un “trattamento incivile a persone fermate illegalmente in acque internazionali, che tocca un livello infimo”. 

Palazzo Chigi ha parlato di immagini “inaccettabili” e di un “totale disprezzo” verso le esplicite richieste avanzate da Roma, pretendendo le scuse immediate del governo israeliano. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che da questo momento l’Italia adotterà la linea dura: “Valuteremo le iniziative d’intesa con tutto l’esecutivo. Non si può più andare avanti con questo atteggiamento: andare a prendere persone fuori dalle acque territoriali che non sono terroristi, trattarli come tali, senza alcun rispetto della dignità umana e in palese violazione del diritto internazionale e di qualsiasi regola del mondo civile”. 

Mentre la politica si muove per vie diplomatiche, i magistrati di piazzale Clodio a Roma hanno aperto un fascicolo d’indagine. Questa mattina sono iniziate le audizioni degli italiani a bordo della Flotilla che sono stati espulsi da Israele e sono rientrati nel Paese. La Procura capitolina e il procuratore capo stanno analizzando le testimonianze e valutano le ipotesi di reato di sequestro di persona, lesioni, violenza sessuale e tortura. Agli atti dell’inchiesta verrà acquisito anche il video di Ben-Gvir per verificare i maltrattamenti subiti dai cittadini italiani. 

I pm Stefano Opilio e Lucia Lotti stanno inoltre coordinando gli accertamenti con i fascicoli già aperti sulle precedenti missioni della Flotilla. Per quest’ultima inchiesta, che ipotizza i reati di tortura, rapina, sequestro e danneggiamento con pericolo di naufragio, i magistrati hanno già chiesto di inoltrare una rogatoria internazionale a Israele. 

Nel frattempo, la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha confermato che circa 50 attivisti liberati ed espulsi da Israele sono stati immediatamente ricoverati in ospedale a Istanbul a causa delle lesioni riportate durante il periodo di detenzione. “Ci è stato riferito che molti di loro hanno subito gravi traumi fisici e sono sotto choc”, ha spiegato la portavoce. “Tra i ricoverati c’è anche un cittadino italiano; stiamo cercando di avere notizie precise sulle sue attuali condizioni di salute”. 

Proprio oggi, la Global Sumud Flotilla ha denunciato sui propri account social “almeno 15 casi di violenza sessuale, inclusi stupri”, tra gli oltre 400 attivisti trattenuti dalle forze israeliane, oltre a persone “colpite da proiettili di gomma a distanza ravvicinata” e a “decine di casi di persone con ossa rotte”. L’organizzazione ha poi aggiunto: “Mentre l’attenzione del mondo è puntata sulla sofferenza dei nostri partecipanti, non possiamo sottolineare abbastanza che questo è solo un piccolo esempio della brutalità che Israele infligge quotidianamente agli ostaggi palestinesi”, invitando a rafforzare “le pressioni necessarie a porre fine a questa violenza coloniale” perché “le dichiarazioni di condanna non bastano”. 

A Bruxelles, il portavoce della Commissione Europea Anouar El Anouni ha definito il trattamento riservato agli attivisti (tra cui figurano diversi cittadini europei) “degradante e sbagliato”, definendo la condotta del ministro Ben-Gvir “indegna di chiunque ricopra una carica in una democrazia”. 

L’Ue ha chiesto formalmente al governo israeliano di garantire la protezione di tutti i detenuti e il loro rapido rilascio. El Anouni ha inoltre spiegato che il tema, inclusa la possibilità di sanzionare direttamente Ben-Gvir e i responsabili delle violenze, potrebbe essere sollevato la settimana prossima a livello politico durante l’incontro informale dei ministri degli Esteri (in formato Gymnich). 

Il portavoce ha ricordato che, trattandosi di un vertice informale, non verranno prese decisioni esecutive immediate e che per l’adozione di sanzioni di questo tipo è necessaria l’unanimità degli Stati membri. Ha poi aggiunto che l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha già confermato l’accordo politico per inserire coloni estremisti violenti e membri di spicco di Hamas nelle liste dei sanzionati europei. Gli atti giuridici formali sono in via di finalizzazione da parte del Consiglio, e spetterà agli Stati membri decidere se includere o meno il nome del ministro israeliano nei prossimi provvedimenti.