PARIGI – Le proteste esplose la scorsa settimana in tutta la Francia hanno paralizzato il Paese, con scuole incendiate, presidi aggrediti e centinaia di blocchi, sono stati migliaia gli studenti delle scuole superiori a scendere in piazza per denunciare la carenza di risorse nell’istruzione pubblica trasformandosi rapidamente in una mobilitazione nazionale.
Di fronte all’escalation, il premier Sébastien Lecornu ha convocato una riunione di crisi e chiesto ai ministri di cancellare trasferte e impegni istituzionali fuori sede, per consentire alle autorità e alle forze dell’ordine di concentrarsi sulla gestione delle manifestazioni.
Particolarmente grave la situazione a Marsiglia, dove al liceo Victor Hugo il preside e alcuni collaboratori sono stati aggrediti all’interno della scuola e cosparsi di benzina. Nella stessa città è stato incendiato un mezzo dei vigili del fuoco.
A Nantes le immagini delle fiamme al liceo Mandela hanno fatto rapidamente il giro dei social, mentre incendi sono stati segnalati anche davanti a una scuola di Rouen, dove due dirigenti sono rimasti feriti.
Ad Auchel, nel Pas-de-Calais, il preside di un liceo è stato colpito da un razzo pirotecnico ed è stato ricoverato in ospedale. Nella sola regione parigina oltre 200 scuole hanno aderito alla mobilitazione e una cinquantina sarebbero state interessate da scontri, violenze o danneggiamenti.
Le proteste erano iniziate nelle periferie della capitale con richieste legate soprattutto alle condizioni delle scuole: più personale e finanziamenti per l’istruzione pubblica, sostituzione degli insegnanti assenti, ristrutturazione degli edifici considerati inadeguati e abolizione della contestata piattaforma di accesso universitario Parcoursup.
La mobilitazione si è poi allargata anche a una trentina di campus universitari, da Parigi a Strasburgo, Marsiglia, Lione, Reims, Poitiers e Nanterre.
Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha incontrato le associazioni studentesche nel tentativo di abbassare la tensione, ma ha anche definito quanto accaduto come episodi di “estrema gravità” e chiesto che, in caso di occupazioni o seri danneggiamenti degli istituti, le lezioni proseguano a distanza per garantire la sicurezza e non interrompere i programmi.
Parallelamente alla gestione dell’ordine pubblico si è aperto un duro scontro politico sull’origine delle proteste. Alcune fonti hanno riferito che i servizi di intelligence considererebbero il movimento dei blocchi scolastici una “manovra orchestrata” da La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon, e da gruppi dell’estrema sinistra.
Il coordinatore del partito, Manuel Bompard, ha respinto nettamente l’accusa invitando il governo a non cadere nel “complottismo” e a non “infantilizzare gli studenti”, sostenendo che la mobilitazione sia nata spontaneamente dall’esasperazione per le condizioni degli istituti.
Le Monde fa sapere che anche Jean-Luc Mélenchon ha criticato la gestione delle proteste, accusando l’esecutivo di rispondere con la repressione alle richieste degli studenti. Dal fronte opposto, il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella ha chiesto che i costi dei danni vengano fatti ricadere sulle famiglie dei responsabili e sul partito che, a suo giudizio, avrebbe incoraggiato i disordini.
Per il governo Lecornu l’emergenza studentesca si aggiunge a una fase complessa anche sul fronte economico, con il timore di una crisi finanziaria legata al debito, ormai pari al 119% del Pil, il caro-carburante e la manovra finanziaria per il 2027.
A confermare il nervosismo dei mercati è l’impennata del costo del debito pubblico, con il rendimento dei titoli di Stato francesi a dieci anni che ha raggiunto il 4,92%, il livello più alto dal 2002 e un segnale della crescente diffidenza degli investitori nei confronti dei conti pubblici di Parigi. A sette mesi dalla corsa all’Eliseo, il costo del debito francese ha così superato anche i massimi toccati durante la crisi finanziaria del 2007-2008.
Nello stesso momento, il rendimento dei Bund tedeschi si attestava al 3,62%, ampliando ulteriormente il divario tra i titoli dei due Paesi. Lo spread tra Francia e Germania ha raggiunto i 131 punti base, il livello più elevato dal 2012.