LONDRA – L’ antiterrorismo ha arrestato un cittadino con doppia nazionalità nell’ambito dell’indagine sul presunto complotto legato a RAF Fairford, la base dell’Inghilterra occidentale utilizzata dalle forze statunitensi per operazioni contro l’Iran.
Il 27enne è stato fermato a Londra con il sospetto di aver preparato atti terroristici. Un secondo uomo britannico, di 26 anni, è stato interrogato formalmente, mentre gli inquirenti hanno effettuato perquisizioni in due immobili.
L’inchiesta nasce dai fatti di domenica, quando cinque uomini londinesi sulla ventina erano stati arrestati nei pressi della base con il sospetto di reati collegati al terrorismo e agli esplosivi.
I cinque erano stati successivamente rilasciati su cauzione senza essere formalmente incriminati.
La polizia aveva già chiarito di stare esaminando anche l’ipotesi di un coinvolgimento di uno Stato straniero. Il primo ministro Andy Burnham aveva inoltre affermato mercoledì che esistevano elementi che potevano indicare un collegamento con l’Iran.
Teheran ha respinto le accuse definendole prive di fondamento e ieri ha convocato l’ambasciatore britannico in Iran sulla vicenda.
Vicki Evans, coordinatrice nazionale della polizia antiterrorismo britannica, ha definito l’indagine “estremamente complessa”, spiegando che le squadre specializzate stanno seguendo diverse piste.
“Come abbiamo già chiarito, stiamo valutando tutte le possibilità, compreso un eventuale coinvolgimento di uno Stato straniero”, ha dichiarato.
L’operazione di polizia era scattata nelle prime ore di domenica sulla base di diverse informazioni, tra cui la segnalazione di un agricoltore della zona che aveva notato i cinque uomini nei pressi della base a bordo di tre furgoni.
Secondo quanto riportato da The Times, uno degli uomini avrebbe inoltre contattato i servizi di emergenza poco prima degli arresti.
Gli inquirenti hanno confermato che nei furgoni erano state trovate taniche di benzina, ma nessun ordigno esplosivo improvvisato.
Burnham ha ribadito che il Regno Unito sta collaborando strettamente con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump aveva già sostenuto che i sospettati avessero progettato di provocare “gravi danni”, mentre il segretario di Stato Marco Rubio aveva indicato la possibile presenza della “mano di un attore straniero”.