MILANO - “Sarà la magistratura di Milano a certificare o meno la violazione di doveri professionali e o deontologici da parte di chi ha preso parte, a vario titolo, a questa martellante campagna denigratoria”.
Lo afferma l’avvocato Antonio Marino, uno dei legali della famiglia Cappa, in relazione alle numerose querele presentate per le ricostruzioni e le insinuazioni circolate negli ultimi mesi sul delitto di Garlasco, in particolare nei confronti delle gemelle Cappa, mai indagate nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Stefania ha recentemente depositato una nuova denuncia nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, dell’inviato del programma “Le Iene” Alessandro Di Giuseppe e dell’ex maresciallo dei carabinieri di Pavia Francesco Marchetto.
Tra i reati ipotizzati nella denuncia figura anche “associazione a delinquere finalizzata alla istigazione alla diffamazione”.
La querela è ora all’esame del pm di Milano Antonio Pansa.
Secondo quanto spiegato dall’avvocato Marino, la denuncia “è stata presentata solamente Stefania Cappa” e si basa anche “sulle risultanze di un’attività di investigazione svolta da una società investigativa appositamente ingaggiata già nell’autunno scorso”.
Il legale precisa, inoltre, che l’esposto riguarda “reati procedibili a querela ed anche ipotesi di reato procedibili d’ufficio”.
Da quanto emerge, nella denuncia verrebbero contestati anche possibili profili di frode e depistaggio.
Agli atti sarebbero state allegate anche trascrizioni di una conversazione registrata tra Alessandro Di Giuseppe e una giornalista.
L’avvocato Marino definisce “incredibile” che, nonostante “una manifesta estraneità dei membri della famiglia Cappa rispetto ad ogni possibile profilo di coinvolgimento”, sia stato alimentato “con sistematica ricorrenza un quadro di sospetto assolutamente infondato”.
Il riferimento riguarda non soltanto Paola e Stefania Cappa, ma anche la madre e il padre delle due sorelle, che in alcune ricostruzioni sarebbe stato descritto come “potente manovratore in grado di influenzare l’andamento e la direzione delle indagini”.
Secondo il legale, tali ricostruzioni sarebbero state diffuse “addirittura in contrasto con le già raccolte evidenze documentali e dichiarative”.