BUENOS AIRES – Una controversa misura giudiziaria imposta dal giudice federale Alejandro Maraniello – personaggio piuttosto discusso, che affronta almeno nove denunce per molestie sessuali, abuso di potere e maltrattamenti sul lavoro — ha provocato un forte clamore politico e mediatico. 

Il magistrato ha accolto una richiesta del ministero della Sicurezza e ha vietato la diffusione di audio attribuiti a Karina Milei, sorella del presidente Javier Milei e attuale segretaria generale della Presidenza.

Gli audio, secondo la decisione giudiziaria, sarebbero stati registrati all’interno della Casa Rosada e la loro pubblicazione costituirebbe, secondo il governo, una grave minaccia alla sicurezza istituzionale. Tuttavia, il materiale è tornato a circolare pubblicamente, ma dall’Uruguay.

La risoluzione firmata da Maraniello ordina la “cessazione della diffusione” degli audio “registrati nella Casa di Governo” che erano “annunciati il giorno 29/08/2025”, attribuiti a Karina Milei. “Si tratta di una grave violazione della privacy istituzionale e non di un caso di libertà di espressione”, ha scritto il portavoce presidenziale, Manuel Adorni, sul suo account X (ex Twitter), nell’annunciare con soddisfazione la misura.

Maraniello ha preso in carico il caso senza sorteggio, cosa che ha suscitato critiche sottotraccia tra i giuristi. Non è un giudice estraneo alle polemiche: punta a entrare nella Camera Federale, mentre affronta molteplici procedimenti nel Consiglio della Magistratura per la sua condotta in tribunale.

Nonostante questo contesto, il magistrato ha accolto con rapidità la misura cautelare presentata dal Ministero della Sicurezza guidato da Patricia Bullrich. La denuncia è stata presentata dal funzionario Fernando Soto, che ha sostenuto che la diffusione degli audio fa parte di una “grossolana operazione di intelligence non istituzionale”, con fini di destabilizzazione politica nel contesto della campagna elettorale.

L’atto del ministero denuncia una “campagna di disinformazione” che mira a “influenzare illegittimamente l’opinione pubblica” e che, secondo quanto affermato, potrebbe essere collegata a una rete di influenza russa in Argentina. Si accusano persino giornalisti come Jorge Rial e Mauro Federico, così come imprenditori dei media legati al canale di streaming “Carnaval”, di partecipare a questa manovra. Il ministero ha chiesto perquisizioni, sequestro di apparecchiature e che si notifichino le piattaforme digitali affinché blocchino e rimuovano i contenuti, anche se il giudice non ha accolto per il momento queste misure.

Il Collegio pubblico dell’Avvocatura della Capitale Federale non ha tardato a esprimersi e ha definito la misura come censura preventiva. “Anche se presentata come provvisoria ed eccezionale, configura un chiaro caso di censura preventiva, abolita dalla Costituzione nazionale nei suoi articoli 14 e 32, e incompatibile con l’articolo 13 della Convenzione americana sui diritti umani”, afferma il comunicato firmato anche dall’Associazione degli avvocati di Buenos Aires e dal Collegio della Città.

Il testo ricorda che la Corte Suprema si è già pronunciata contro questo tipo di misure in sentenze storiche, come quella di Tato Bores contro la giudice María Servini, in cui si difese il principio che nessuna pubblicazione può essere vietata prima della sua diffusione.

“La libertà di espressione protegge non solo il diritto individuale a esprimere idee, ma anche il diritto collettivo a ricevere informazioni su questioni di interesse pubblico”, aggiunge il comunicato. E in questo caso, sottolineano, non si tratta della vita privata di un funzionario, ma di registrazioni relative all’esercizio del potere e al funzionamento dello Stato.

Nel frattempo, in Uruguay, il giornalista Eduardo Preve ha diffuso uno degli audio attribuiti a Karina Milei in forma integrale nel suo programma di streaming. Secondo quanto dichiarato, il file fa parte del materiale che sarebbe stato pubblicato da Rial in “Carnaval Stream”, prima che fosse emanata la misura giudiziaria.

In Uruguay, la decisione del giudice argentino non ha validità, quindi la diffusione è avvenuta senza restrizioni. In pochi minuti, l’audio è tornato a circolare sui social e nei gruppi di messaggistica.

Curiosamente, sia Patricia Bullrich che Martín Menem, presidente della Camera dei Deputati, si sono espressi pubblicamente dopo la diffusione del nuovo materiale. Entrambi hanno affermato che l’audio sarebbe stato registrato in uffici del Congresso.

“Nell’ipotesi che fosse reale, sembrerebbe essere stato registrato illegalmente nella Presidenza della Camera dei Deputati”, ha scritto Menem su X. “Lo spionaggio illegale, custodito con attenzione fino alla prossimità delle elezioni, ci mostra un’operazione concertata in tutte le sue fasi”, ha aggiunto Bullrich, che ha annunciato che amplierà la denuncia penale.

Tuttavia, la sentenza giudiziaria vieta esplicitamente solo la diffusione di audio registrati nella Casa Rosada, il che crea un vuoto legale rispetto ad altre registrazioni. Cosa accade se l’audio è stato registrato in un altro edificio dello Stato, come il Congresso? La stessa ministra e il presidente della Camera, riferendosi a un’altra sede, sembrano suggerire una risposta: il materiale, in questo caso, non sarebbe coperto dalla misura cautela.