Leggere i libri di Giuseppe Festa significa fare il giro dei paradisi naturalistici italiani. Dalle Alpi fino all’isola di Marettimo, nell’arcipelago delle Egadi, a ovest della costa siciliana.

È qui che è ambientato il suo ultimo romanzo, La pescatrice, pubblicato (come tutti i precedenti) da Salani. È una storia di formazione, un’adolescente che cerca sé stessa tra le onde e i limpidi fondali del Mar Mediterraneo. 

Scilla, la protagonista, vive a Marettimo con la nonna, dopo la morte del padre e la scomparsa della madre. Il mare – dove si sposta a bordo della sua barca Cariddi, per ricordare i nomi dei due mostri dell’Odissea – è il suo elemento, nel quale trova serenità, ma non ha mai smesso di farsi domande su di sé, sulle sue radici e la sua identità.

Sul destino di sua madre, su ciò che l’ha spinta (o obbligata ad andarsene). Ma anche su sé stessa, i suoi sogni, il senso dell’amicizia e l’attesa dell’amore. E anche per lei arriverà il momento della ricerca della verità. 

“Scilla vuole sapere chi è, cerca i tasselli mancanti della sua storia”, dice Giuseppe. Qualcosa che tutti gli adolescenti sentono il bisogno di fare, anche in assenza di esperienze traumatiche o di una storia familiare tormentata.

Non è un caso che ogni romanzo che vede un giovane come protagonista sia, inevitabilmente, un romanzo di formazione. Perché racconta quella terra di mezzo tra l’infanzia e l’età adulta e il viaggio ­– epico, intimista, drammatico… – per passare dall’una all’altra.

Un viaggio che introduce un altro tema molto caro a Festa: l’autodeterminazione.  “I miei protagonisti sono chiamati a fare scelte e assumersene la responsabilità”, spiega. Anche l’autore, da ragazzo, ha dovuto fare i conti con questo elemento.

“Mio padre era un ingegnere meccanico, si aspettava che seguissi le sue orme – racconta Giuseppe –. Un giorno ho deciso di affrontarlo, gli ho detto che il suo sogno non era il mio. E il coraggio me l’ha dato l’amore per la natura, a cui volevo dedicare la mia vita”. 

E basta scorrere la lista dei suoi titoli per capire come l’attenzione per gli animali, la biodiversità emerga in ogni pagina: Il passaggio dell’orso, La luna è dei lupi, Cento passi per volare, I lucci della via Lago, La notte dei cervi volanti. E quando non scrive, Giuseppe si occupa di educazione ambientale. 

Non disdegna la tecnologia che, anche per lui, è diventata uno strumento di lavoro.

“Ma ogni tanto ho bisogno di fuggire dalle ‘isole digitali’ per cercare orizzonti più ampi – dice ­–. Per questo, ho scritto La pescatrice durante un lungo soggiorno a Marettimo, che d’inverno, senza turisti, ha 150 abitanti. Avevo bisogno di orizzonti più ampi, che sanno darmi solo le isole reali, dove la vista spazia a 360 gradi sul mare”.