LONDRA - Gli alleati della NATO prendono le distanze dal piano degli Stati Uniti di bloccare i porti iraniani e controllare lo Stretto di Hormuz, segnando una frattura nella gestione della crisi.
Regno Unito e Francia, in particolare, escludono un coinvolgimento diretto nell’operazione militare voluta da Donald Trump.
Il presidente americano ha annunciato l’avvio del blocco navale dopo il fallimento dei negoziati con Teheran, con l’obiettivo di impedire qualsiasi traffico marittimo legato all’Iran. Washington ha chiarito che l’intervento riguarda le navi dirette verso porti iraniani, ma il rischio di escalation resta elevato in una delle rotte energetiche più strategiche al mondo.
Lo Stretto di Hormuz, prima del conflitto, garantiva il transito di circa un quinto del petrolio globale. Dall’inizio della guerra, l’Iran ne ha già limitato l’accesso, cercando di rafforzare il controllo sulla rotta e ipotizzando l’introduzione di tariffe per il passaggio delle navi.
Nonostante le pressioni americane, Londra ha ribadito una linea netta. Il primo ministro Keir Starmer ha escluso ogni partecipazione al blocco, sottolineando la volontà di non entrare nel conflitto. Una posizione condivisa anche da altri Paesi europei, che preferiscono mantenere un profilo distinto dalle operazioni militari.
La strategia alternativa punta a un intervento solo dopo la fine delle ostilità. Francia e Regno Unito stanno lavorando a una missione internazionale con carattere difensivo, finalizzata a garantire la sicurezza della navigazione una volta ristabilite condizioni minime di stabilità.
Il progetto prevede il coinvolgimento di diversi Paesi, anche extraeuropei, con il compito di coordinare scorte militari per le petroliere e definire regole condivise per il transito. L’obiettivo è assicurare la libertà di navigazione senza entrare direttamente nel confronto tra Stati Uniti e Iran.
Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha indicato che un eventuale ruolo dell’alleanza dipenderebbe da un consenso tra i membri. Al momento, tuttavia, prevale la cautela e la volontà di evitare un impegno immediato.
Restano dubbi anche sulla compatibilità tra le iniziative europee e la linea americana. Alcuni osservatori si chiedono se Washington sia interessata a una missione indipendente, considerando che il controllo dello Stretto rappresenta anche uno strumento di pressione negoziale.
In questo contesto, la NATO si trova a gestire un equilibrio complesso: sostenere la sicurezza delle rotte energetiche senza essere trascinata in un conflitto diretto.