MELBOURNE - L’Alta Corte ha dichiarato incostituzionale il sistema di regolamentazione delle donazioni politiche nello Stato del Victoria, aprendo un vuoto normativo che potrebbe avere effetti immediati in vista delle elezioni di novembre. La decisione unanime, resa nota mercoledì scorso, ha invalidato un’intera sezione della legge elettorale statale, eliminando di fatto sia i limiti alle donazioni sia gli obblighi di trasparenza, salvo un rapido intervento legislativo.
Le norme, introdotte nel 2018 ed entrate in vigore prima del voto del 2022, prevedevano un tetto di 4.970 dollari per le donazioni individuali per mandato. Tuttavia, consentivano un’importante eccezione: i fondi destinati ai partiti principali attraverso entità collegate (“nominated entities”) non erano soggetti agli stessi limiti. Una disposizione che, secondo i ricorrenti, favoriva apertamente i partiti storici (laburisti, liberali e nazionali, ndr).
Il caso è stato promosso da due candidati indipendenti, Paul Hopper e Melissa Lowe, che avevano contestato senza successo le elezioni del 2022 e intendono ripresentarsi. I loro legali avevano chiesto l’eliminazione dell’esenzione contestata, ma la Corte è andata oltre, stabilendo che l’intero impianto normativo viola la libertà implicita di comunicazione politica garantita dalla Costituzione.
La premier, Jacinta Allan, ha reagito con preoccupazione, avvertendo che la decisione espone il sistema politico a un afflusso di “denaro oscuro”, anche da parte di grandi finanziatori stranieri. Il governo ha promesso un intervento urgente per ripristinare regole e controlli, ma ha già confermato che non riuscirà a legiferare prima dell’elezione suppletiva di Nepean del 2 maggio, lasciando una finestra priva di restrizioni.
L’opposizione e i verdi hanno espresso allarme per le conseguenze immediate della sentenza. Secondo il ministro ombra della Giustizia, James Newbury, il sistema elettorale “è ora senza alcuna protezione”, mentre la leader dei verdi Ellen Sandell ha evocato il rischio di una deriva “in stile americano”, con grandi interessi economici in grado di influenzare direttamente la politica.
Anche osservatori indipendenti hanno sottolineato la portata nazionale della decisione. Il verdetto rappresenta un monito per altri governi australiani che hanno adottato leggi simili sul finanziamento politico, ora potenzialmente vulnerabili a ricorsi.