SYDNEY – Gli infermieri e le ostetriche del New South Wales otterranno aumenti salariali fino al 28 per cento a seguito di una decisione della Commissione per le relazioni industriali che ha riconosciuto come il loro lavoro sia stato storicamente sottopagato, anche a causa della forte predominanza femminile nel settore. La sentenza conclude una lunga disputa con il governo statale laburista e coinvolge oltre 60mila lavoratori del sistema sanitario pubblico.
Il tribunale ha stabilito un aumento complessivo distribuito su tre anni: il 16 per cento per gli infermieri registrati e le ostetriche, il 18 per cento per gli infermieri qualificati e fino al 28 per cento per gli assistenti. Per la categoria più numerosa, quella degli infermieri registrati, è previsto un incremento del 10 per cento nel primo anno, retroattivo al primo luglio 2025, seguito da aumenti del 3 per cento nei due anni successivi.
La decisione arriva al termine di una battaglia sindacale durata due anni. Il sindacato NSW Nurses and Midwives Association (NSWNMA) aveva inizialmente richiesto un aumento del 35 per cento per compensare l’aumento del costo della vita e il cambiamento delle mansioni professionali, oltre a correggere la storica sottovalutazione del lavoro di cura. Durante il procedimento, i rappresentanti dei lavoratori hanno sostenuto che nove infermieri su dieci e quasi tutte le ostetriche sono donne, rafforzando la tesi della disparità di trattamento.
Il segretario generale del sindacato, Michael Whaites, ha definito il risultato un traguardo importante, attribuendolo a una mobilitazione prolungata: “Sono orgoglioso del lavoro che i nostri membri hanno fatto”, ha dichiarato. Tuttavia, ha aggiunto che “c’è ancora lavoro da fare”, sottolineando che l’accordo non risolve completamente le disparità strutturali, in particolare per gli infermieri registrati.
Anche sul piano politico la decisione ha implicazioni rilevanti. Il ministro del Tesoro del New South Wales, Daniel Mookhey, ha confermato che il governo accetterà la decisione, pur riconoscendo il peso economico della misura: “I lavoratori hanno il diritto di negoziare. Noi come datore di lavoro ovviamente partecipiamo in buona fede”, ha dichiarato.
Mookhey ha inoltre difeso l’aumento in un contesto di inflazione elevata, affermando: “Non dirò a un infermiere o a un’ostetrica che, in un momento di alta inflazione, debbano in qualche modo fare un sacrificio per favorire il resto della comunità”.
Il costo complessivo degli aumenti è destinato a raggiungere miliardi di dollari nei prossimi anni, anche se il governo ritiene che l’impatto resterà gestibile. Resta tuttavia aperto il dibattito sulle conseguenze a lungo termine, con il rischio – evidenziato durante il processo – di pressioni su bilancio pubblico, inflazione e servizi.