GAZA - Hamas ha annunciato lo scioglimento del proprio governo de facto nella Striscia di Gaza e si è detto pronto a trasferire la gestione civile dell’enclave a un gruppo di tecnocrati palestinesi, nell’ambito del piano sostenuto dagli Stati Uniti per il dopoguerra. Israele ha però liquidato la mossa come un espediente politico.

La decisione riguarda l’organismo che per oltre un decennio ha supervisionato i ministeri nella Striscia. Secondo Hamas, i ministeri stessi e il personale nominato in questi anni resteranno operativi, mentre il gruppo continuerà a occuparsi di sicurezza e polizia nelle zone ancora sotto il suo controllo dopo la fragile tregua mediata da Washington.

Il piano presentato dal presidente statunitense Donald Trump dopo l’avvio del cessate il fuoco di ottobre prevede una Gaza amministrata da autorità civili e non direttamente da Hamas. La dissoluzione dell’organo di supervisione era uno dei passaggi richiesti per avviare la transizione amministrativa.

Il Board of Peace nominato da Trump, incaricato di monitorare l’attuazione dell’intesa, ha preso atto dell’annuncio, ma ha precisato che la valutazione dipenderà dai fatti, non dalle dichiarazioni, e dalla capacità di rispondere ai bisogni urgenti della popolazione di Gaza.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha respinto la posizione di Hamas. Secondo Saar, l’apparente disponibilità del gruppo a fare spazio a un governo tecnico servirebbe a evitare il disarmo. Finché Hamas manterrà le armi, ha sostenuto, qualsiasi amministrazione civile opererà secondo le sue indicazioni.

Israele insiste sull’applicazione integrale del piano Trump, compresa la consegna delle armi da parte di Hamas. Il gruppo, a sua volta, accusa Israele di violare ripetutamente il cessate il fuoco e di non rispettare gli altri punti dell’accordo, tra cui il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia.

In una conferenza stampa a Gaza City, Ismail al-Thawabta, direttore dell’ufficio media del governo di Hamas, ha detto che il capo del Government Emergency Committee si è dimesso e che lo stesso organismo è stato sciolto. La decisione, ha affermato, dimostra la volontà di facilitare la transizione amministrativa concordata.

La gestione dovrebbe passare al National Committee for the Administration of Gaza, composto da 15 tecnocrati palestinesi e sostenuto dagli Stati Uniti. Il presidente del comitato, Ali Shaath, ha dichiarato che l’organismo è pronto ad assumere le proprie responsabilità appena saranno garantite risorse e condizioni operative adeguate. Shaath ha indicato come requisiti essenziali “un’unica autorità, un’unica legge” e un solo apparato armato sottoposto a quella autorità.

La situazione sul terreno resta però irrisolta. Le truppe israeliane controllano oltre il 60% della Striscia e pattugliano quella che il primo ministro Benjamin Netanyahu definisce una zona cuscinetto contro nuovi attacchi di Hamas. Netanyahu ha già escluso un ritiro completo.

L’enclave resta devastata da oltre due anni e mezzo di guerra, iniziata dopo gli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023. Quasi tutta la popolazione, circa due milioni di persone, è stata sfollata e vive in tende o edifici danneggiati.

Le autorità sanitarie di Gaza hanno riferito che lunedì un attacco israeliano ha ucciso una coppia in un appartamento del quartiere Tel Al-Hawa, a Gaza City. L’esercito israeliano ha sostenuto di aver colpito Fadi Ashour Daghmash, indicato come comandante armato di Hamas. Altri due raid, uno contro una tenda di sfollati e uno contro un veicolo a Khan Younis, hanno causato tre morti e almeno 20 feriti, secondo i medici locali.