ROMA - Il panorama geopolitico latinoamericano è scosso da una fuga di notizie senza precedenti, ormai nota globalmente come il caso “Hondurasgate”. Una serie di decine di audio sensibili, rivelati da Diario Red e dal portale hondurasgate.ch, svela una presunta trama transnazionale volta a destabilizzare i governi progressisti della regione, in particolare quelli di Messico e Colombia, coinvolgendo leader di primo piano della destra globale.
Secondo le rivelazioni, la cospirazione vedrebbe la partecipazione coordinata del presidente statunitense Donald Trump, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, del presidente argentino Javier Milei e dell’attuale mandatario honduregno Nasry Asfura.
Al centro delle operazioni figura l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, recentemente indultato da Trump dopo una condanna a 45 anni per narcotraffico negli Stati Uniti. Hernández agirebbe come operatore regionale per colpire le amministrazioni di Claudia Sheinbaum in Messico e Gustavo Petro in Colombia, oltre al movimento di sinistra honduregno guidato da Manuel Zelaya.
L’inchiesta si concentra su un presunto comitato di comunicazione creato per colpire mediaticamente i governi di sinistra. Negli audio, registrati tra gennaio e aprile 2026 tramite WhatsApp, Signal e Telegram, l’ex presidente honduregno illustra la necessità di fondare un’unità di giornalismo digitale con sede negli Stati Uniti per evitare tracciamenti in Honduras.
In una conversazione del 30 gennaio 2026 con Nasry Asfura, Hernández avrebbe chiesto 150.000 dollari per affittare un appartamento negli Usa come sede operativa. Asfura rispose promettendo il doppio della cifra: “Ti trasferirò i fondi da un conto di un amico... manderemo altri 150.000 dollari così potrai sopravvivere lì. Li prenderemo dall’INSEP (Segreteria delle Infrastrutture)“. Hernández avrebbe però assicurato che il progetto è supportato da membri del Partito Repubblicano e da un esponente del team di Trump, aggiungendo: “Si preparano dossier contro il Messico, la Colombia e, soprattutto, contro la famiglia Zelaya”.
In un’altra registrazione con la vicepresidente honduregna María Antonieta Mejía, Hernández avrebbe ribadito l’obiettivo di “estirpare il cancro della sinistra”, rivelando il sostegno di Javier Milei al progetto con 350.000 dollari. Hernández avrebbe menzionato anche un “grande amico dal Messico” che starebbe finanziando la sezione dedicata alla destabilizzazione del governo Sheinbaum. Mejía, pur chiedendo di omettere i dettagli più delicati, si sarebbe impegnata a gestire ulteriori 300.000 dollari per l’operazione.
Uno degli aspetti più controversi riguarda l’indulto concesso da Trump a Hernández alla fine del 2025. Secondo le filtrazioni, non si sarebbe trattato di un gesto di clemenza, ma del pagamento di un accordo diplomatico. In un audio, l’ex presidente honduregno avrebbe spiegato a un interlocutore che “i soldi per l’indulto sono arrivati da una giunta di rabbini e da gente che appoggia Israele”, aggiungendo che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avuto “tutto a che fare” con la sua liberazione.
La presidente messicana Claudia Sheinbaum, durante la sua conferenza mattutina, ha confermato di aver ascoltato gli audio e ha denunciato l’esistenza di una “destra internazionale legata a gruppi in Spagna, Usa e Argentina” dedita alla diffusione di fake news. Facendo un velato riferimento alla visita di Isabel Díaz Ayuso (presidente della Comunità di Madrid) in Messico, ha dichiarato: “Potranno montare uffici per campagne sporche con risorse di un popolo amico, ma non ci scalfiranno”.
Da Bogotà, Gustavo Petro ha reagito con forza su X, chiedendosi perché Netanyahu debba pagare per liberare un narcotrafficante al fine di distruggere i governi di Colombia e Messico. Petro è attualmente uno dei leader più invisi a Trump, che lo ha accusato di essere un narcotrafficante e ha inserito la Colombia nella “lista Clinton” pochi mesi prima di indultare Hernández.
Il portale Honduras Gate ha precisato che i 37 file audio sono stati analizzati con Phonexia Voice Inspector, uno strumento forense utilizzato da agenzie di intelligence di oltre 60 paesi per confermare l’autenticità delle voci.
Il caso esplode in un momento di tensione massima: Washington ha chiesto l’estradizione di diversi funzionari messicani per legami con il narcotraffico e Trump ha reiterato minacce di interventi militari contro il crimine organizzato nel Paese, mentre i governi di Messico e Colombia denunciano un ritorno di politiche interventiste e ingerenze nei propri affari interni.