Il 76esimo International Astronautical Congress (IAC), all’International Convention Centre di Sydney, ha richiamato oltre 7.300 delegati da 90 Paesi e 40 agenzie spaziali.
Organizzato dall’International Astronautical Federation (IAF), l’IAC, appuntamento più importante del settore, è nato nel 1951 come luogo di dialogo internazionale anche nei momenti di tensione politica. Oggi è diventato una piattaforma che unisce governi, industrie, centri di ricerca e università, dove si discutono strategie, si annunciano collaborazioni e si presentano le ultime innovazioni. Quest’anno l’Australia, con un’agenzia spaziale giovane ma ambiziosa, gioca in casa e mostra al mondo le proprie aspirazioni, mentre l’Europa e gli Stati Uniti confermano il loro ruolo di leader consolidati.
L’inaugurazione del Padiglione Italia, promosso dall’Italian Trade Agency (ITA), uno dei principali sponsor dell’IAC2025, è stato però il momento centrale della giornata. La trade commissioner, Simona Bernardini, ha sottolineato come l’Italia disponga di una filiera spaziale completa, che va dall’upstream, quindi propulsione, satelliti, infrastrutture orbitali, fino al downstream, cioè applicazioni di osservazione della Terra e servizi dati.
Un comparto che genera 1,6 miliardi di euro all’anno, dà lavoro a oltre 6mila persone e conta circa 200 aziende riunite in 12 distretti tecnologici.
Il Padiglione ospita venti imprese innovative italiane, un’occasione per presentare al mondo il contributo del Made in Italy all’economia spaziale. Bernardini ha ricordato che l’Italia è il terzo contributore all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e uno dei firmatari degli Artemis Accords, a conferma della vocazione alla cooperazione internazionale.
All’inaugurazione hanno preso la parola diverse personalità di spicco: Rebecca McPhee, deputy secretary di Investment NSW, che ha ribadito l’impegno dello Stato come hub spaziale; Enrico Palermo, capo dell’Australian Space Agency e vicepresidente IAF; Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI); Dan Lloyd, amministratore delegato della Space Industry Association of Australia; Roberto Rizzo, chargé d’affaires dell’ambasciata d’Italia a Canberra, che ha ricordato iniziative come Opportune Italy per rafforzare le relazioni economiche. Presenti anche il console generale d’Italia a Sydney, Gianluca Rubagotti, Tatiana Cagnola, amministratrice delegata, e Rebecca Zatti, events e project manager della della Camera di Commercio Italiana a Sydney.
La collaborazione tra Italia e Australia non è solo vetrina. Nel 2023 le due agenzie spaziali hanno firmato un Memorandum of Understanding che ha già dato i suoi frutti. Un esempio concreto è la missione SpIRIT, un satellite australiano lanciato con a bordo tecnologia italiana per l’osservazione dello spazio. Lanciato nel dicembre 2023, il satellite continua a funzionare, segno di una collaborazione già operativa e fruttuosa. Durante il suo intervento, Palermo ha ringraziato l’Italia per il sostegno e il ruolo di “mentorship” riconosciuto all’Australia: “Guardiamo con fiducia a nuove collaborazioni, dalle stazioni ottiche di terra a ulteriori missioni scientifiche”. Ha poi voluto ribadire la solidità del rapporto con l’Italia e la prospettiva di sviluppi congiunti.
Lo spazio è oggi un’economia in piena espansione: nel 2024 ha superato i 600 miliardi di dollari, trainata soprattutto dal settore commerciale. Accanto ai colossi tradizionali come Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa, si affacciano attori emergenti come Australia, India ed Emirati Arabi. Le sfide del prossimo decennio non riguardano solo la tecnologia ma anche la governance globale: la gestione dei detriti orbitali, l’uso sostenibile delle orbite, il ruolo del settore privato.
Con aziende come Thales Alenia Space Italia, Leonardo e realtà emergenti come Citael, l’Italia si conferma un Paese capace di contribuire in tutti i segmenti della filiera. La presenza a Sydney, oltre a mostrare la tradizione industriale e scientifica italiana, ha l’obiettivo di rafforzare collaborazioni con Paesi emergenti come l’Australia, in un settore che è sempre meno simbolo di conquista e sempre più motore di diplomazia, economia e innovazione.