MONTEVIDEO – L’entusiasmo per l’arrivo di Papa Leone XIV si è fatto sentire a Montevideo ancora prima che il Pontefice mettesse piede sul suolo uruguaiano.  

Nel pomeriggio, mentre il suo aereo sorvolava Plaza Independencia durante la fase di atterraggio, la folla che già lo aspettava nella piazza centrale della città lo ha salutato dal basso, dando simbolicamente il primo benvenuto al Pontefice prima ancora del suo atterraggio. 

Dopo una prima accoglienza istituzionale all’aeroporto internazionale di Carrasco, il Papa ha attraversato la capitale percorrendo l’iconica rambla che costeggia il Río de la Plata e nella zona di Kibón è salito su una papamobile appositamente realizzata in Uruguay, dalla quale ha salutato migliaia di fedeli radunati lungo il tragitto.  

Ad accogliere Leone XIV in Plaza Independencia è stato il presidente Yamandú Orsi, insieme alla vicepresidente Carolina Cosse, alle principali autorità del Paese e ai tre ex presidenti della Repubblica ancora in vita: Julio María Sanguinetti, Luis Alberto Lacalle Herrera e Luis Lacalle Pou, riuniti per l’occasione.  

La cerimonia si è aperta con l’esecuzione degli inni uruguaiano e pontificio, interpretati da una orchestra di giovani musicisti e coristi del Sodre (Servicio Oficial de Difusión, Representaciones y Espectáculos), sotto la direzione rispettivamente di Ariel Britos e Claudia Rieiro, marito e moglie nella vita.  

Nel suo intervento, il presidente Orsi ha sottolineato il valore della convivenza democratica, ricordando la capacità dell’Uruguay di superare le divisioni politiche e costruire spazi di dialogo, senza nascondere le difficoltà che attraversano il Paese, dalla povertà infantile ai problemi di salute mentale e la solitudine degli anziani.  

“Non possiamo e non vogliamo rassegnarci”, ha affermato, richiamando la responsabilità delle istituzioni di affrontare queste emergenze. 

Orsi ha inoltre riconosciuto il ruolo storico e sociale della Chiesa cattolica nella costruzione dell’Uruguay, ricordandone l’impegno nei quartieri, nelle carceri e nell’educazione.  

Particolare rilievo è stato dato agli anni della dittatura militare, durante i quali, ha sottolineato, “la Chiesa ha offerto rifugio e sostegno a tanti nostri connazionali”. Un contributo che il presidente ha voluto riconoscere pubblicamente, definendo la Chiesa “un pilastro fondamentale” nella storia del Paese. 

Il presidente ha inoltre ribadito l’importanza della cooperazione internazionale e della risoluzione pacifica dei conflitti: “Per l’umanità, la pace, il dialogo e il negoziato sono l’unica strada possibile”.  

Ha quindi concluso con un caloroso messaggio di benvenuto: “Questa casa è casa sua. Benvenuto in Uruguay”. 

Leone XIV ha invece costruito il proprio discorso attorno alla figura di José Gervasio Artigas, eroe nazionale e figura centrale della lotta per l’indipendenza dell’Uruguay, e al monumento che lo raffigura al centro della piazza, richiamando l’Esodo del Popolo Orientale del 1811, noto come la Redota, la grande migrazione di civili e soldati che seguirono Artigas nella ritirata verso il fiume Uruguay. 

Soffermandosi sui rilievi in bronzo che raffigurano quella marcia, il Pontefice ha ricordato una celebre frase pronunciata dallo stesso Artigas nel 1813: “La mia autorità emana da voi e cessa per la vostra presenza sovrana”.  

Da questo riferimento storico ha sviluppato una riflessione sulla forza della democrazia uruguaiana, ricordando i quarant’anni di continuità democratica raggiunti nel 2025 e sottolineando che “l’autorità pubblica trova la sua ragione d’essere nel servizio al bene comune”. 

Il riferimento ad Artigas non può essere casuale, dato che lo statista fu anche l’autore di un progetto di Costituzione del 1813 (quando l’Uruguay era ancora una provincia orientale dell’Argentina) che riconosceva molti diritti alle popolazioni native.

Nel 1815, con il Reglamento de Tierras, dispose una riforma agraria con l’assegnazione di terre agli indios e agli schiavi neri liberati. Le sue parole: “I più infelici saranno privilegiati” ricordano una versione laica del Discorso della montagna del Vangelo. 

Ampio spazio è stato dedicato anche al lavoro e alle sfide poste dall’intelligenza artificiale. Richiamando l’insegnamento di Giovanni Paolo II, Leone XIV ha ricordato che “il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”, avvertendo che lo sviluppo delle nuove tecnologie deve “ampliare le capacità umane, facilitare i compiti e creare nuove possibilità”, senza che chi lavora venga ridotto a “un semplice pezzo sostituibile” del processo produttivo. 

Particolarmente significativo è stato il passaggio dedicato alle persone più fragili. Il Pontefice ha ricordato che il valore di un individuo non può essere misurato sulla base della sua produttività o della sua autonomia: “La dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce, non deve essere guadagnata né ha bisogno di essere dimostrata”, ha affermato. 

Affrontando il tema della solitudine e del disagio psicologico, Leone XIV ha poi lanciato un appello alla responsabilità collettiva: “Nessuno dovrebbe arrivare a sentirsi estraneo tra i propri cari, né pensare che la propria assenza conti meno della propria presenza”. 

Il Pontefice ha affrontato anche il tema della salute, richiamando la propria recente esperienza della malattia: “Ho sperimentato in prima persona i limiti imposti dalla malattia e ho ricevuto cure per le quali sono profondamente grato”. Un’esperienza che lo ha portato a riflettere sulle difficoltà di chi non dispone delle risorse necessarie per curarsi, sottolineando come garantire l’accesso all’assistenza sanitaria sia una responsabilità dell’intera società. 

In un passaggio particolarmente significativo per la realtà uruguaiana, Leone XIV ha affrontato anche il rapporto tra fede e Stato, osservando che “il carattere laico è chiamato a garantire uno spazio in cui credenti e non credenti possano convivere in libertà e nel rispetto reciproco”, precisando che “questa neutralità non implica che la dimensione religiosa debba essere confinata solo alla sfera privata”. 

Tornando infine al monumento di Artigas, il Papa ha ricordato che soltanto osservando tutte le figure rappresentate nei rilievi è possibile comprendere il significato di quella marcia collettiva. “Il popolo emerge proprio dall’insieme”, ha concluso, richiamando la responsabilità reciproca che permette a persone di generazioni e condizioni diverse di costruire una storia comune. 

Terminata la cerimonia, il Pontefice ha proseguito la visita nel centro storico di Montevideo, raggiungendo il Cabildo, in Plaza Matriz, dove ha ricevuto simbolicamente le chiavi della città dall’intendente Mario Bergara. 

Successivamente, Leone XIV ha attraversato a piedi Plaza Matriz, tra gli applausi e i saluti della folla che, nonostante il calare della sera, continuava ad attenderlo. Il Pontefice ha quindi raggiunto la Cattedrale Basilica Metropolitana dell’Immacolata Concezione e dei Santi Filippo e Giacomo, conosciuta come Cattedrale Metropolitana, per un momento di preghiera insieme alla comunità cattolica uruguaiana. 

Anche al termine della visita, numerose persone sono rimaste lungo le strade nella speranza di un ultimo saluto. Leone XIV ha ricambiato dal finestrino della propria auto, prima di raggiungere la Nunziatura Apostolica, dove avrebbe trascorso la notte. Anche lì, davanti alla residenza, lo attendeva un gruppo di fedeli ai quali il Papa ha rivolto un ultimo saluto, augurando loro la buonanotte. 

Si è conclusa così una giornata che ha visto Montevideo accogliere il Pontefice con una partecipazione non scontata in un Paese dove la laicità è profondamente radicata nell’identità nazionale.

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