WASHINGTON - Non solo Groenlandia e Canada. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di stare “seriamente considerando” l’idea di trasformare il Venezuela nel 51esimo Stato Usa. In un’intervista rilasciata a Fox News, Trump ha giustificato la proposta sostenendo che “il popolo venezuelano lo ama” e ha sottolineato l’enorme valore strategico del Paese, che detiene riserve petrolifere stimate in 40 trilioni di dollari, le più grandi del pianeta. 

L’idea di Trump non è nuova, ma sembra essersi rafforzata negli ultimi mesi attraverso una serie di uscite tra il serio e l’ironico. Lo scorso marzo, dopo la vittoria del Venezuela sull’Italia nelle semifinali del World Baseball Classic 2026, il presidente aveva ironizzato su Truth Social scrivendo che al Paese stanno succedendo cose belle e chiedendo retoricamente se potesse diventare lo stato numero 51.  

In diverse altre occasioni il tycoon ha scherzato sull’ipotesi di candidarsi in Venezuela vantando un consenso record, arrivando persino a condividere sui social uno screenshot di Wikipedia editato in cui compariva come presidente interino del Paese. 

La replica di Delcy Rodriguez, attuale presidente interina dopo la cattura di Nicolas Maduro nel blitz statunitense dello scorso 3 gennaio, è arrivata con fermezza dall’Aja. “Una simile possibilità non è prevista e non lo sarà mai”, ha dichiarato Rodriguez, sottolineando l’orgoglio per la storia indipendentista del Paese. “Noi venezuelani amiamo il nostro processo di indipendenza, i nostri eroi e le nostre eroine. La nostra è una storia di gloria: uomini e donne hanno dato la vita non per fare di noi una colonia, ma un Paese libero”. 

Nonostante la ferma opposizione all’annessione, Rodriguez ha scelto di non alzare eccessivamente i toni diplomatici, ribadendo che Caracas intende mantenere un’agenda di cooperazione con Washington: “Questo è il corso, questa è la strada”, ha precisato. 

Rodriguez si trova nei Paesi Bassi per il suo primo viaggio ufficiale all’estero, volto a difendere la posizione del Venezuela di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia nella disputa territoriale con la Guyana per il controllo dell’Esequibo, regione ricchissima di greggio.

Davanti alla Corte, la presidente ad interim ha ribadito che la sovranità nazionale non può essere ceduta a organismi internazionali e che la controversia potrà essere risolta solo tramite negoziati bilaterali. Pur essendo andata all’Aja per “dimostrare al mondo la verità sui diritti venezuelani”, Rodriguez ha chiarito che la sua presenza non implica in alcun modo il riconoscimento della giurisdizione della Corte sulla questione territoriale.