Colori, profumi e un senso di appartenenza che attraversa generazioni: Myrtleford si prepara ad accogliere, come da tradizione, l’attesissima Fiera italiana, un appuntamento che da 18 anni trasforma la tranquilla cittadina ai piedi della Ovens Valley in un grazioso angolo di Belpaese.
Tre giorni intensi, dal 15 al 17 maggio, capaci di richiamare oltre 5.000 visitatori da tutto il Victoria, tra musica dal vivo, degustazioni enogastronomiche e iniziative culturali che celebrano un’eredità ancora profondamente radicata. Non è un caso: “Si dice che qui da noi circa una persona su quattro abbia origini italiane”, racconta Luisa Benini, membro del comitato organizzatore della fiera. Una presenza storica, quella italiana, legata alle coltivazioni di tabacco e alle attività agricole degli anni ‘50 e ‘60, che ha lasciato un’impronta indelebile nel tessuto sociale locale.
La manifestazione, nata quasi per intuizione, porta con sé una storia affascinante. “È stata un’idea di un australiano, Noel Stone – spiega Benini –. Vedendo passare un raduno di auto italiane, ha pensato: perché non creare un piccolo festival in una comunità così fortemente italiana?”. Da quella scintilla, una festa inizialmente raccolta si è trasformata in un evento di riferimento comunitario.
Il programma, ricco e articolato, si apre il venerdì sera con eventi diffusi tra locali e cantine. Il sabato è la giornata principale con ‘La Festa’: cibo, vino, musica e balli per tutte le età. La domenica, invece, il ritmo rallenta con ‘Il Mercato’, organizzato dal Myrtleford Farmers Market, dove tra prodotti locali e specialità italiane si respira un’atmosfera più distesa, accompagnata da intrattenimento musicale e dimostrazioni culinarie.
Non mancano dettagli curiosi e suggestivi: esposizioni di motociclette italiane, competizioni di bocce, partite di calcio e persino una serata dedicata al cinema italiano. Un mosaico di iniziative pensato per trattenere i visitatori e offrire un’esperienza completa.
Dietro le quinte, un lavoro sempre costante e meticoloso: “Appena finisce il weekend, la gente prenota già per l’anno successivo – racconta Benini –. Cerchiamo di mantenere tutto autentico: ogni piatto rappresenta una regione diversa, con sapori che evocano ricordi”.