Ha restituito alla Turchia le emozioni di un Mondiale che mancava da 24 anni. Il suo modo di dire grazie a un Paese che lo ha accolto con entusiasmo e affetto e che, dal punto di vista professionale, lo ha rilanciato.
La selezione turca non si qualificava al più grande torneo di calcio dal 2002, proprio l’anno in cui Vincenzo Montella, l’allora “aeroplanino” giocava il Mondiale con la maglia dell’Italia, in Corea e Giappone. Gli azzurri del Trap furono eliminati agli ottavi dai padroni di casa della Corea del Sud e da Byron Moreno, ma per la Turchia quello fu il risultato sportivo più importante ottenuto a livello internazionale.
La sconfitta in semifinale contro il Brasile è stata addolcita dalla vittoria nella finale per il terzo posto, proprio contro la Corea del Sud che aveva eliminato l’Italia e Vincenzo Montella.
In un’intervista rilasciata al sito della Fifa, l’ex attaccante, oggi ct della Turchia, racconta: “Quando inizi a giocare a calcio da bambino, il sogno più grande è giocare un Mondiale. Nel 2002 ho realizzato un sogno, anche se lontanissimo, ma le emozioni sono sempre nitide. È stata un’esperienza formativa sotto tutti i punti di vista”.
“Ricordo - racconta Montella - la partita contro il Messico, fu una gara importante, gioii per l’assist a Del Piero come se avessi fatto gol. Eravamo una Nazionale fortissima nel 2002, c’è ancora amarezza per come terminò quel torneo”.
Sono passati 24 anni e adesso Montella torna al Mondiale da commissario tecnico. “Il calcio qui in Turchia è visto come religione, una sensazione fortissima. L’esperienza all’Adana Demirspor mi ha aiutato tanto ad ambientarmi. Conoscendo il calcio turco vedevo delle grandi possibilità e mi auguravo che sarebbe arrivata una chiamata dalla Nazionale. In questi due anni abbiamo fatto un lavoro straordinario. Non basterà solo questo per il Mondiale, considerando la portata della competizione ma siamo contenti di quello che stiamo facendo”, spiega Montella, convinto di avere tra le mani una formazione che può prendersi le sue soddisfazioni a cominciare dalla fase a gironi che vede Yildiz e compagni inseriti nel girone D con Usa, Paraguay e Australia. “Questa squadra ha tanto talento. Poi i giocatori stanno bene insieme, hanno voglia di stare uniti. Per me è veramente bello essere il loro allenatore. La Turchia è un Paese giovanissimo, completo e che ha tanto futuro”.
“Come in Italia, qui c’è tanta bellezza e storia. Ho creato rapporti di amicizia con tante persone, è bello sentirsi integrato e accettato. Mi piace lasciare un segno come persona - spiega Montella -. Qui c’è un orgoglio nazionale fortissimo, radicato da anni. A loro chiedo di giocare con questo spirito di appartenenza, così come stanno già facendo. Pensano e giocano per la loro bandiera, uniti dai valori del loro Paese”.
Ha conquistato il pass passando per i play-off. “Ero fiducioso per la qualificazione ai Mondiali, consapevole che non era affatto facile. La squadra la vedi poco e non sai come li trovi in ogni raduno dal punto di vista fisico e mentale. Sono state partite non facili ma abbiamo fatto il massimo per indirizzare bene le partite. Questa è una squadra fatta di giocatori che non si arrendono mai e nello sport è fondamentale. Ai play-off l’aspetto fondamentale della semifinale contro la Romania è stato quello mentale. Abbiamo avuto pazienza, senza farci prendere dall’ansia di sbloccare la partita. Vincere 1-0, mantenendo la rete inviolata, significa che c’è un forte spirito di gruppo, sapere come difendere e accettare anche di tenere il risultato. Questo mi dà orgoglio. Quando vinci di misura serve l’anima giusta”.
Poi la doppia finale. “In Kosovo ci hanno accolto con grande amicizia. Ci hanno messo un po’ di pressione la notte con i fuochi di artificio ma in campo c’è stata tanta correttezza - sottolinea Montella -. Una squadra molto ostica da affrontare, che aveva ottenuto risultati importanti per arrivare fino alla finale dei play-off. Siamo stati pazienti anche in quella gara. È stata una vittoria degna di una partita che ti porta ai Mondiali. Il gol di Aktürkoglu è stato fondamentale per noi, il momento più importante. Il fischio finale è stato un’emozione davvero forte”.
Per Montella “tornare come allenatore ai Mondiali è sicuramente diverso. Ho una responsabilità e una consapevolezza differenti. Non so descrivere con poche parole un torneo del genere, è tutto amplificato, sia dal punto di vista positivo che quello negativo. Stiamo pur sempre parlando del livello massimo del calcio”.
Di sicuro si presenta ai nastri di partenza con l’orgoglio di aver regalato un sogno atteso a lungo da un popolo che ama profondamente il calcio. “Finora ho dato tutto me stesso alla Turchia. I risultati arrivano anche con il talento che c’è nella squadra. La cultura turca è molto vicina a quella in cui sono cresciuto io in un paesino napoletano. C’è tanto rispetto, orgoglio, mi sento uno di loro”.
Adesso il sogno “è quello di dare il massimo e arrivare il più lontano possibile. Mi piace, però, fare tutto step by step. Bisognerà calarci nella mentalità giusta del torneo, il primo obiettivo sarà superare i gironi. L’Australia è abituata a queste competizioni, il Paraguay è abituato a giocare contro squadre di alto livello in Sudamerica. Poi ci sono gli Stati Uniti, una squadra altamente competitiva. Nulla è scontato. Anche se non abbiamo squadre come Spagna o Argentina nel girone, il livello è altissimo. I sogni devono esserci sempre ma vanno anche confrontati con la realtà. Penso che la Turchia del 2002 sia stata una delle outsider dei Mondiali che ha fatto un percorso storico. Oggi ci sono più partite, più squadre, ci vuole un cammino più continuo”, conclude Vincenzo Montella.