MELBOURNE – L’incendio divampato alla raffineria Viva Energy di Geelong arriva nel “momento peggiore possibile”, ma il governo federale ritiene che le conseguenze sulle forniture di carburante resteranno contenute.
Il rogo, scoppiato nella tarda serata di mercoledì nell’impianto che copre oltre il 50 per cento della domanda di carburante del Victoria e circa il 10 per cento a livello nazionale, ha sollevato timori immediati sulla tenuta del sistema energetico australiano.
Il primo ministro Anthony Albanese ha visitato questa mattina il sito, dopo aver interrotto in anticipo la missione commerciale in Malaysia, definendo le immagini dell’incendio “molto preoccupanti”. Le valutazioni sull’impatto sono ancora in corso, ma l’esecutivo mantiene una linea prudente.
Il vice primo ministro Richard Marles, intervenuto da Geelong, ha riconosciuto la gravità dell’episodio ma ha sottolineato che le prime indicazioni sono relativamente rassicuranti. “Si tratta di un incidente rilevante, ma l’azienda ritiene che l’impatto sulle forniture sarà limitato”, ha dichiarato, evidenziando anche che non si registrano feriti.
Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio sarebbe stato causato da una perdita di gas. Le fiamme hanno interessato soprattutto le infrastrutture dedicate alla produzione di benzina e carburante per piccoli aeromobili, mentre gasolio e carburante per aviazione continuano a essere prodotti, seppur a ritmi ridotti per motivi di sicurezza.
Questo elemento è ritenuto decisivo: proprio gasolio e carburante per aviazione sono i prodotti più esposti alle tensioni internazionali, legate alla crisi in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’Australia si trova al momento al secondo livello del piano nazionale di sicurezza energetica, una scala a quattro stadi che prevede misure progressive per gestire eventuali carenze. Marles ha escluso, almeno per ora, che l’incidente possa determinare un passaggio allo stadio successivo, che comporterebbe interventi più diretti sulla domanda.
Viva Energy ha confermato che la produzione rallenterà temporaneamente, ma ha assicurato di poter compensare eventuali mancanze con importazioni. Anche il ministro dell’Energia Chris Bowen ha ribadito che esistono margini per sostituire la produzione persa.
Resta tuttavia il nodo strutturale: con solo due raffinerie operative, l’Australia dipende in larga misura dall’estero per il proprio fabbisogno di carburanti. Un sistema che, in presenza di shock simultanei, continua a mostrare margini di vulnerabilità.