WASHINGTON – Una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano è entrata in vigore, alimentando le speranze di una de-escalation più ampia del conflitto in Medio Oriente e di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran già nel fine settimana.

L’annuncio è stato diffuso dal presidente americano Donald Trump, che ha parlato di “progressi concreti” nei colloqui diplomatici. Secondo il leader statunitense, Teheran avrebbe manifestato disponibilità a rinunciare allo sviluppo di armi nucleari per oltre vent’anni, uno dei nodi centrali nei negoziati.

“Credo che siamo molto vicini a un’intesa”, ha dichiarato Trump, sottolineando che un accordo porterebbe a un calo dei prezzi del petrolio, dell’inflazione e delle tensioni globali.

La tregua tra Israele e Libano rappresenta un primo passo dopo settimane di escalation. Il conflitto si era esteso al territorio libanese il 2 marzo, quando Hezbollah aveva aperto il fuoco in sostegno all’Iran, provocando una risposta militare israeliana.

Dall’inizio delle ostilità, migliaia di persone hanno perso la vita, soprattutto tra Iran e Libano, mentre la chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato uno shock senza precedenti sui mercati energetici, spingendo il Fondo Monetario Internazionale a rivedere al ribasso le prospettive economiche globali.

Sul fronte diplomatico, i negoziati restano complessi. Gli Stati Uniti propongono una sospensione di lungo periodo delle attività nucleari iraniane, mentre Teheran insiste sulla rimozione delle sanzioni internazionali. Tra i possibili punti di compromesso, emerge l’ipotesi di trasferire all’estero parte dell’uranio arricchito, soluzione finora respinta dall’Iran.

Trump ha riferito di colloqui “eccellenti” con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il presidente libanese Joseph Aoun, entrambi potenzialmente invitati alla Casa Bianca nelle prossime settimane per ulteriori discussioni.

Parallelamente, Washington mantiene una linea di pressione militare. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato che le forze armate restano pronte a riprendere le operazioni nel caso in cui i negoziati fallissero.

Secondo fonti diplomatiche, gli Stati Uniti starebbero valutando la revoca di alcune sanzioni e lo sblocco di fondi iraniani per facilitare un accordo. Tuttavia, Teheran ha posto condizioni chiare: la riapertura dello Stretto di Hormuz e garanzie internazionali contro nuovi attacchi.

La tregua di dieci giorni sarà ora un banco di prova decisivo per verificare se la finestra diplomatica potrà trasformarsi in una soluzione più stabile.