SYDNEY – Le prospettive economiche australiane si complicano dopo le nuove stime del Fondo monetario internazionale, che collocano il Paese tra le economie avanzate con l’inflazione più elevata nei prossimi due anni.

Nel suo ultimo World Economic Outlook, il Fondo monetario internazionale (FMI) prevede che l’inflazione australiana scenda dal 4 per cento al 3,9 per cento quest’anno e al 3,1 per cento nel 2027, restando quindi sopra la fascia obiettivo della Reserve Bank, compresa tra il 2 e il 3 per cento.

La previsione è più pessimistica rispetto a quella formulata dalla stessa RBA ad agosto, quando la Banca centrale stimava un rallentamento al 2,6 per cento entro la fine del 2027.

Per il 2026, soltanto Grecia, Bulgaria, Lituania, Croazia, Islanda e Andorra dovrebbero registrare un’inflazione superiore a quella australiana.

I verbali della riunione di settembre della Reserve Bank, nel corso della quale il consiglio di politica monetaria ha deciso all’unanimità di portare il tasso di sconto al 4,6 per cento, il livello più alto degli ultimi 15 anni, mostrano una crescente preoccupazione per la lentezza con cui i rincari stanno rientrando.

A pesare sono diversi shock internazionali, tra cui il conflitto in Medio Oriente, il boom dell’intelligenza artificiale e un intenso fenomeno climatico El Niño, che stanno innalzando i prezzi di petrolio, prodotti tecnologici e materie prime agricole.

La Banca centrale ha riconosciuto che un’inflazione più persistente potrebbe richiedere un compromesso più oneroso sul mercato del lavoro e sulla crescita economica, pur ribadendo l’obiettivo di preservare il più possibile i progressi registrati nell’occupazione.

Nei verbali, il consiglio afferma che continuerà a fare quanto riterrà necessario per garantire stabilità dei prezzi e piena occupazione, compreso un ulteriore aumento dei tassi d’interesse se necessario.

Adam Boyton, responsabile dell’economia australiana di ANZ, ha interpretato il documento come restrittivo e ritiene più probabile che la RBA proceda con un altro rialzo a novembre.

Anche la fiducia delle imprese mostra segnali di debolezza. Nel sondaggio NAB di settembre l’indice è sceso di quattro punti a -13, ben 22 punti sotto il livello di un anno prima.

Secondo Gareth Spence di NAB, l’aumento simultaneo dei prezzi dei carburanti e dei tassi d’interesse sta comprimendo le aspettative delle aziende, soprattutto in assenza di un nuovo taglio alle accise.