BRISBANE – Il nuovo criterio introdotto dal Queensland ha modificato in modo sostanziale la partecipazione elettorale nelle carceri dello Stato, estendendo il divieto di voto a chiunque stia scontando una pena superiore a un anno.

Secondo il Queensland Prisoners Legal Service, la riforma rende per la prima volta inidonea al voto più della metà dei detenuti dello Stato.

La direttrice ad interim dell’organizzazione, Ruimin Gao, ha spiegato che soltanto il 47 per cento dei quasi 11.500 detenuti del Queensland mantiene ora il diritto di partecipare alle elezioni.

La soglia di un anno, ha osservato, non coincide necessariamente con reati particolarmente gravi. Anche condanne per assemblea illegale, possesso in pubblico di oggetti proibiti o violazione di proprietà potrebbero comportare, oltre alla perdita della libertà personale, quella del diritto di voto.

La procuratrice generale statale Deb Frecklington ha difeso invece la modifica sostenendo che rafforzi il rispetto dello Stato di diritto.

“Chi infrange la legge non dovrebbe poter eleggere chi le leggi le fa”, ha dichiarato.

La questione ha aperto un confronto anche sulla compatibilità della misura con la legge sui diritti umani del Queensland.

Particolare attenzione riguarda l’impatto sulle popolazioni delle Prime Nazioni. Negli ultimi dieci anni la popolazione carceraria del Queensland è aumentata del 50 per cento, mentre il numero dei detenuti indigeni è raddoppiato.

Gli australiani indigeni rappresentano circa il 5 per cento della popolazione dello Stato, ma costituiscono il 41 per cento delle persone detenute.

Le regole variano notevolmente nel resto dell’Australia. NSW e Western Australia applicano lo stesso limite di un anno, mentre Tasmania, Northern Territory e sistema federale consentono di votare ai detenuti con condanne fino a tre anni.

Il Victoria esclude dal voto chi sconta pene di almeno cinque anni. South Australia e ACT non prevedono invece un divieto generale per i detenuti.

Anche dove il diritto resta intatto, tuttavia, iscrizione alle liste e partecipazione elettorale sono molto inferiori rispetto alla popolazione generale.

Grant Davies, ombudsman e custodial inspector della Tasmania, ha citato una stima secondo cui nel giugno 2023 era iscritto alle liste solo il 57 per cento degli aventi diritto nelle carceri dello Stato, contro circa il 97,7 per cento a livello nazionale.

Davies propone voto telefonico e seggi mobili nelle strutture detentive per ridurre il divario.