KIEV - È gelo totale sui negoziati tra Russia e Ucraina, mentre il bollettino di guerra continua a registrare l’ennesima notte di attacchi incrociati sul campo. Nelle stesse ore in cui il Cremlino torna a bombardare abitazioni e infrastrutture civili, Kiev risponde sferrando uno sciame di droni contro la regione di Mosca.  

In questo clima di forte escalation militare e diplomatica, dal Forum sulla sicurezza di Varsavia è giunto il duro monito alla Russia lanciato dal generale statunitense Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze europee della Nato (carica da sempre riservata ai soli militari Usa). Presentando la sua “Teoria della vittoria”, il generale è stato tra i più applauditi dell’assise quando ha scandito: “Se ci attaccano siamo pronti a combattere”.   

Sul fronte politico, la tensione si sposta sulle modalità di applicazione del cessate il fuoco mirato ai siti energetici caldeggiato dalla Casa Bianca. Nella mattinata di martedì 13 ottobre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato apertamente Mosca di non rispettare gli intesi informali proposti da Donald Trump. In un messaggio diffuso su Telegram, il leader di Kiev ha rimarcato che l’Ucraina “non ha effettuato attacchi contro le raffinerie di petrolio russe né contro il settore energetico in generale durante i due giorni successivi all’annuncio del presidente degli Stati Uniti su un cessate il fuoco nel settore energetico. Ma la Russia non ha ascoltato il presidente statunitense”.  

Zelensky ha poi aggiunto che “in questo periodo, i russi hanno attaccato sia le nostre infrastrutture energetiche sia le nostre infrastrutture critiche, e inviato così segnali assolutamente chiari del fatto che non intendono fermare i raid contro l’Ucraina”.   Ribadendo la posizione di Kiev attraverso un estratto della sua intervista rilasciata a Fox News e rilanciata sul proprio profilo X, Zelensky ha precisato: “La scorsa notte non abbiamo attaccato alcuna infrastruttura energetica sul territorio russo, perché il presidente Trump aveva dichiarato che ci sarebbe stata una tregua energetica tra Ucraina e Russia. Noi non abbiamo attaccato, mentre la Russia ha colpito le nostre stazioni di servizio, le infrastrutture energetiche e altri obiettivi. (...) Credo che questa sia stata la risposta di Putin al presidente Trump. E il messaggio della Russia è stato molto chiaro: non sa nulla della tregua energetica”, ha proseguito il presidente ucraino. Zelensky ha, infine, concluso che “è un peccato, perché i russi trovano sempre delle ragioni per non porre fine a questa guerra. Per questo ritengo che sia necessario esercitare una maggiore pressione sulla Russia”.    

Da parte sua, il Cremlino ha fatto sapere tramite l’agenzia Tass che le interlocuzioni rimangono aperte ma prive di sviluppi concreti: i contatti per una tregua sugli impianti dell’energia “proseguono, ma finora non ci sono cambiamenti”, ha chiarito il portavoce Dmitri Peskov.   

Il quadro diplomatico appare ulteriormente complicato dalle recenti esternazioni del capo della Casa Bianca, che mettono a dura prova l’asse tra Washington e Kiev dopo l’accordo sul gasolio russo annunciato dalla presidenza Usa. Trump ha sferrato un nuovo attacco verbale contro il presidente ucraino, sostenendo che “Putin vuole” l’intesa sul cessate il fuoco per le infrastrutture dell’energia “più di Zelensky” e incalzando il leader di Kiev: “Putin vuole un accordo, Zelensky deve concentrarsi sul fare un accordo, non parlare”.    

Intervistato da Fox News, Zelensky ha respinto con fermezza le accuse di Trump, che individuava nei blitz ucraini contro i siti petroliferi russi la causa primaria dell’impennata globale dei prezzi del carburante: “Tutti capiscono che il caro prezzi del gasolio dipende dal blocco dello Stretto di Hormuz”, ha scandito il Capo dello Stato ucraino. Zelensky ha inoltre rigettato l’invito del presidente Usa farsi da parte (espressa con il recente affondo in cui Trump affermava che “serve un nuovo leader a Kiev”). “Io sono pronto per le elezioni”, ha chiarito il presidente ucraino, spiegando tuttavia la necessità di tutele minime per lo svolgimento del voto: “Abbiamo bisogno di almeno 60 giorni per garantire la sicurezza delle infrastrutture in vista delle elezioni”.  

Una prospettiva finora respinta da Mosca, che ha rifiutato di concedere una tregua prolungata offrendo unicamente la sospensione delle ostilità per la sola giornata delle votazioni.  

Mentre le diplomazie restano bloccate sulle rispettive posizioni, le armi continuano a colpire i centri abitati. Nella notte, un attacco missilistico russo si è abbattuto sul quartiere Kholodnohirsky della città di Kharkiv. Il bilancio è di tre vittime, i cui corpi senza vita sono stati individuati e recuperati dai soccorritori da sotto le macerie di una casa distrutta dal vettore, come confermato dal sindaco Ihor Terekhov e riportato dall’agenzia Ukrinform.    

Sul fronte opposto, le forze armate di Kiev hanno condotto un’imponente offensiva aerea inviando nella notte oltre 400 droni verso il territorio e la regione di Mosca, secondo quanto riferito dalla Tass. Stando alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco della capitale russa, Serghei Sobyanin, la gran parte dei velivoli a pilotaggio remoto è stata intercettata e neutralizzata dai sistemi di difesa contraerea russi.