E sono 21. In più c’è la ‘decima’ Coppa Italia. Insomma una doppietta da applausi e per di più portata a casa con un condottiero alle prime armi. Complimenti Inter, campione d’Italia che ha dominato il campionato e che ha avuto il merito (bravi Marotta e Ausilio) di trovare in Chivu l’uomo giusto per ripartire dopo la chiusura del ciclo Inzaghi. Un bel 9 in pagella, con l’unico rammarico di una Champions League sicuramente non da ricordare. Staccato il Napoli. Azzurri da campioni a vice-campioni, con una Supercoppa vinta, un cammino europeo fallimentare, ma tanti, troppi infortuni eccellenti che lasciano spazio ai... chissà se. Voto alto per la Roma di Gasperini che torna in Champions, altissimo per il Como di Fabregas che per la prima volta va in Europa e per di più nell’elite continentale. Bene anche Sassuolo, Udinese e Genoa. Tra i bocciati chi non ce l’ha fatta e chi ha deluso: Juve, Milan e Fiorentina su tutti.

ATALANTA 6 

Ripartire dopo uno strepitoso ciclo durato quasi una decade non era facile. Il post-Gasp portava con sè un crash test difficile da superare. Juric ne ha fatto le spese, Palladino l’ha superato non senza difficoltà, ma con indubbie abilità. Dalla Champions alla Conference League, dal 3° al 7° posto il salto all’indietro è evidente, ma la Dea in Europa ancora una volta ci sarà e ripartirà (chissà con chi) senza il peso del... post-Gasp.

BOLOGNA 6 

Quando vizi i tuoi seguaci regalando gioie e trofei attesi oltre mezzo secolo, se poi arriva un 8° posto non puoi ritenerti pienamente soddisfatto. Confermarsi è complicato, non riuscirci è accettabile se lavori e lotti con dignità. La banda di Italiano (resterà?) lo ha fatto, forse avrebbe meritato di più, ma la maglia l’ha sempre sudata e Bologna ha apprezzato.

CAGLIARI 6.5 

Da uno specialista delle imprese-salvezza come Nicola a un debuttante come Pisacane. Il risultato alla fine è stato lo stesso: permanenza in A assicurata in anticipo e qualche big messa al tappeto. Il Casteddu ancora una volta è rimasto inviolato, meritandosi il suo posto nella massima categoria.

COMO 9 

Splendida decima forza del 2024-2025 da neopromosso, quarto davanti a Milan e Juve in questa stagione. Grande calcio, talenti talmente belli che, come accadeva un tempo, gli altri campionati ci invidiano e un allenatore che ha le stimmate di... Guardiola. Fabregas ha dato ancora più luce al suo gioiello, certamente anche grazie alle ingenti risorse economiche della proprietà, ma saper valorizzare il patrimonio che si ha tra le mani è da grandi tecnici. È entrato nella storia portando per la prima volta l’Europa, addirittura la Champions, in riva al lago.

CREMONESE 4.5 

Nicola sembrava aver trovato la formula giusta. La Cremonese ha chiuso l’andata con un +9 sulla zona rossa, ma già qualche settimana prima aveva iniziato a sbandare. Alla 30ª l’arrivo di Giampaolo non è servito a invertire il trend. Vardy e compagni non sono riusciti a evitare l’immediato ritorno in B.

FIORENTINA 4.5 

‘Alzare l’asticella’, ‘Vincere un trofeo’, ‘Andare nell’Europa che conta’. Questi i proclami estivi di Pioli. Forse un po’ esagerati, ma organico alla mano neanche troppo. E invece ‘Icaro’ si bruciò (quattro punti in dieci gare ed esonero il 4 novembre) e a lungo la ‘viola’ ha dato l’impressione di essere spacciata. Alla fine, nonostante le contestazioni, le rivoluzioni societarie e la scomparsa di patron Commisso, si è salvata, anche per merito di Vanoli capace di tenere la barra dritta e di meritarsi, l’unico, gli applausi di fine stagione.

GENOA 6.5 

Una salvezza tranquilla e considerando che nelle prime nove giornate con Viera erano arrivati appena tre punti, facile non era. De Rossi ha fatto un ottimo lavoro, ha conquistato subito il popolo del Grifone, ha raggiunto l’obiettivo con tre turni d’anticipo e ha costruito le basi per creare qualcosa di bello. Lui sa come si fa, lo ha dimostrato da calciatore, da allenatore e da... patron (il suo Ostiamare in Serie C).

INTER 9 

Campionato dominato, scudetto numero 21 strameritato e la decima Coppa Italia come gustoso dessert. Subito ‘doppietta’ per Chivu, quasi un esordiente (ma a Parma in poco tempo aveva fatto più che bene) che aveva il compito di far dimenticare il quadriennio Inzaghi e il sogno ‘triplete’ costruito e poi rovinosamente franato nella scorsa stagione. C’è riuscito alla grande: umiltà, personalità, idee e competenza per rilanciare una squadra forte e rianimare un gruppo che rischiava di rompersi.

JUVENTUS 4.5 

Lo scorso anno la Champions arrivò negli ultimi 90’, in questa stagione è svanita quando non restava che tagliare il traguardo. Juve sesta: un fallimento. C’è un ‘ma’ rappresentato dal lavoro di Spalletti. Subentrato a Tudor ha dato gioco e anima a una squadra costruita male. Toccherà al tecnico di Certaldo ricostruirla, mettendo da parte gli algoritmi e inserendo qualità e gente di carattere in ogni reparto.

LAZIO 5 

Indubbiamente insufficiente, anzi deludente. Un anonimo nono posto, una finale di Coppa Italia giocata e persa senza un minimo di convinzione e l’abbandono dei tifosi. Scelta dolorosa quella del popolo laziale, contrario a una politica societaria che ultimamente non paga. Condizioni di lavoro impossibili per Sarri, eppure il ‘Comandante’ il suo l’ha fatto, conquistando anche una finale. Non si ripartirà da lui, di sicuro si partirà da zero perchè basi non se ne vedono.

LECCE 6.5 

Il protagonista è Di Francesco. Giallorossi salvi all’ultima giornata, dopo una stagione di sofferenze con un grande Falcone a fare miracoli e un tecnico pronto a inventarsi di tutto per sopperire all’anemia offensiva dei suoi. Brava la società a credere in lui fino in fondo e a regalare al Salento una storica quarta salvezza consecutiva.

MILAN 4 

Far peggio dell’anno scorso sembrava impossibile. In effetti non si è arrivati ottavi, ma il quinto posto di quest’anno fa ancora più male. Il Diavolo ha immaginato di poter lottare per lo scudetto, un’illusione durata poco perchè il ritorno è stato disastroso fino ad arrivare al suicidio sportivo degli ultimi 90’ con l’ennesimo ko in casa. Il verdetto è un fallimento per tutti: proprietà, dirigenti, calciatori e per mister Allegri. La vera domanda adesso è: come e da chi ripartire?

NAPOLI 7.5 

Il tricolore sul petto non c’è più. Ai nastri di partenza c’erano tutte le condizioni per credere nel bis, acquisti importanti e con i meccanismi del gioco di Conte già ben assimilati. La stagione, però, è cambiata presto: un’incredibile serie di infortuni gravi e pesanti (De Bruyne su tutti), un organico indebolito e ridotto all’osso. Di conseguenza una brutta Champions, un po’ di malcontento, ma nonostante le difficoltà il Napoli ha marciato a testa alta e comunque con un buon passo. Il secondo posto rende merito agli azzurri che, tra l’altro, hanno anche vinto una Supercoppa che ha permesso a Conte di salutare alla sua maniera: da vincente.

PARMA 6.5 

Trent’anni e non sentirli. Giovane e ambizioso, Cuesta ha salvato la squadra pensando solo al risultato: ovvero la strategia dei tecnici di un tempo. La strada della praticità per tagliare il traguardo in netto anticipo e zittire i critici. Quarantacinque punti e salvezza tranquilla, per il delfino di Arteta parlano i numeri. Il gioco? Non pervenuto.

PISA 3.5 

Diciotto punti, solo due vittorie, ultimo posto e retrocessione mai in discussione. Con Gilardino in panchina il Pisa almeno lottava, poi la società ha deciso di voltare pagina (Hiljemark al posto di Gila) e sotto la Torre è andato tutto storto. Scelte sbagliate e squadra molle, il ritorno in A dopo 34 anni meritava ben altro.

ROMA 8.5 

Un capolavoro firmato Gasp e controfirmato Svilar e Malen. Alla fine il risultato è di un gruppo compatto e solido, ma certamente il tecnico, il portiere e il bomber preso a gennaio hanno fatto la differenza. La Champions è arrivata negli ultimi 90’, dopo una stagione con tanti alti e bassi (11 ko sono troppi, nessuna tra le prime sette ha perso tanto), ma sulla sponda giallorossa del Tevere non si vedeva da sette anni.

SASSUOLO 7 

Una splendida neopromossa. Un ritorno in A da... Sassuolo. La squadra di Grosso che l’anno scorso dominò la B, anche in A ha messo in mostra un bel calcio, ma non fine a sè stesso. Gioco e risultati, 11° posto con l’unico rimpianto di aver perso le ultime tre. Il Sassuolo di Berardi è tornato e il calcio italiano ne aveva e ne avrà bisogno.

TORINO 5 

Tredicesimo posto, peggio dello scorso anno. Molto male con Baroni, meglio con D’Aversa, ma ancora una volta il Torino ha deluso le aspettative del popolo granata incrementando un malcontento che dura da anni. Anche quest’anno sarà per il prossimo anno, ma c’è da riaccendere la passione e la rimonta in un derby di fine-campionato non è legna sufficiente.

UDINESE 7 

Altri progressi. Le zebre friulane già l’anno scorso, alla prima stagione con Runjaic in panchina, avevano ben impressionato. Il tecnico tedesco ha portato avanti un bel lavoro, aggiungendo alle qualità fisiche del gruppo, quelle tecniche dei nuovi arrivi (Zaniolo) e dei talenti (Atta) che aveva già lanciato. Punti 50, decimo posto e fondamenta solide.

VERONA 4 

Questa volta nessun miracolo. Del resto il tecnico che aveva realizzato l’ultima impresa è stato liquidato con troppa fretta. Il suo successore, Sammarco, non ha colpe e probabilmente anche Zanetti questa volta si sarebbe dovuto arrendere all’evidenza di una rosa non adeguata come dicono i 21 punti conquistati. L’Hellas ha sempre lottato, ma non sempre basta.