PARIGI (FRANCIA) - Vincere è difficile, ripetersi lo è ancora di più, ma più grande è la sfida, più Luis Enrique si esalta. E sabato a Budapet col suo Paris Saint Germain vuole tenersi stretta la Champions vinta un anno fa.
“Quando vinci come abbiamo fatto noi la scorsa stagione, soprattutto quando nessuno se lo aspettava, provi una sensazione immensa di gioia e orgoglio - racconta a Uefa.com il tecnico asturiano in vista della finale con l’Arsenal - Non si tratta semplicemente di aver conquistato la Champions League o di aver fatto la storia con il Paris, anche se era esattamente ciò che volevamo. Quando sono arrivato al club mi sono detto: ‘Il mio obiettivo è fare la storia’. E in effetti ci siamo riusciti. Ma quel capitolo ormai è chiuso. Adesso vogliamo continuare a scrivere questa storia, perché crediamo di avere ancora tanto da raggiungere. Ed è qualcosa di meraviglioso, gratificante, stimolante, emozionante. Soprattutto quando ti rendi conto che, grazie al tuo lavoro, puoi rendere felici persone che non hai mai nemmeno incontrato, magari anche solo per qualche momento”.
“Più o meno pressione rispetto a un anno fa? Direi che la pressione maggiore c’era l’anno scorso, perché tutti dicevano: ‘È arrivato il momento, questa volta non possiamo fallire’. Stavolta la pressione c’è comunque, ma nasce dal fatto che sentiamo di meritarci questo traguardo, per il percorso che abbiamo fatto e per tutte le grandi squadre che siamo riusciti a eliminare lungo il cammino”.
Per quanto riguarda il confronto con i Gunners, a detta di Luis Enrique non si può parlare di “due squadre agli opposti. L’Arsenal è una squadra costruita a immagine e somiglianza del suo allenatore: Mikel Arteta è partito chiaramente dall’ideologia calcistica di Pep Guardiola, basata sul possesso palla. Sono incredibilmente competitivi e riflettono perfettamente la personalità di Mikel. Sono la miglior squadra difensiva d’Europa ormai da diversi anni, ed è una combinazione devastante, perché non dipendono da un singolo giocatore. Segnano tantissimo sui calci piazzati e hanno questo equilibrio straordinario: concedono pochissimo e allo stesso tempo fanno molti gol. Qualcuno magari dirà che non segnano con azioni costruite coralmente, ma sinceramente, è importante? Basta chiedere ai tifosi dell’Arsenal: sono sicuramente felicissimi. Hanno appena vinto la Premier League e faccio loro i complimenti. Se lo meritavano fin dall’inizio della stagione, perché hanno disputato un campionato straordinario. Sono andati vicinissimi a vincere ogni competizione a cui hanno partecipato”.
Allo stesso modo per Luis Enrique “siamo simili nel fatto che, proprio come l’Arsenal, cerchiamo di valorizzare al massimo le nostre qualità. Per riuscirci dobbiamo tenere il pallone ed esprimerci attraverso il gioco. Anche noi possiamo essere pericolosi sui calci piazzati, ma amiamo soprattutto mantenere il possesso, giocare con il pallone e trovare gli spazi per rompere le linee avversarie. I nostri giocatori hanno forse caratteristiche individuali più marcate, ma giocano comunque in maniera collettiva. Credo che stiamo parlando di due grandissime squadre: insieme al Bayern, probabilmente le tre migliori d’Europa. Per questo motivo dovremo adattarci, sia nel modo di giocare sia nel modo di difendere, facendo cose diverse rispetto a quelle che facciamo abitualmente, se vogliamo riuscire a batterli”.
Poi una battuta sull’amico e collega Arteta: “Era giovanissimo quando io ero già al Barça. Era un ragazzo eccezionale: grande lavoratore, con personalità e qualità tecniche. Un centrocampista davvero molto forte. Ogni volta che incontro Mikel Arteta, porta sempre qualcosa di positivo nella mia vita, sia per l’amicizia che ci unisce sia per le esperienze vissute insieme durante quella stagione. Non serve molto tempo per creare una connessione vera. Quando c’è sintonia, buone sensazioni ed energia positiva, tutto viene naturale”.