MOSCA - L’ipotesi che la Russia assuma il ruolo di custode delle riserve di uranio arricchito di Teheran è tornata al centro dell’agenda diplomatica oggi in occasione dell’incontro a San Pietroburgo tra il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. L’obiettivo della visita, definita dal Cremlino “difficile da sopravvalutare”, è coordinare le mosse dei due alleati dopo la recente missione di Araghchi in Pakistan e Oman, nel tentativo di sbloccare lo stallo negoziale con gli Stati Uniti.
Mosca ha ribadito la disponibilità a trasferire sul proprio territorio le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, occupandosi del trasporto e della potenziale riconversione. Per Mosca, questo coinvolgimento consoliderebbe il ruolo di mediatore indispensabile in Medio Oriente e fornirebbe una leva politica nei confronti di Washington. Dal punto di vista di Teheran, affidare l’uranio alla Russia rappresenterebbe una misura tecnica più accettabile rispetto a una resa verso l’Occidente, pur mantenendo una tradizionale prudenza sulla sovranità nucleare. Un modello simile fu d’altronde già adottato nell’accordo del 2015, quando la Russia ricevette oltre undici tonnellate di uranio iraniano.
Secondo le stime più recenti, Teheran dispone di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una soglia vicina ai livelli necessari per l’uso bellico. Parte di questo materiale è conservata nei siti di Isfahan e Natanz, strutture che hanno subito danni durante i recenti attacchi della coalizione statenuntense-israeliana nel contesto del conflitto iniziato a febbraio. Il trasferimento di tali scorte da impianti danneggiati richiederebbe un’operazione logistica senza precedenti sotto il monitoraggio dell’Aiea.
Araghchi è giunto in Russia dopo quello che ha definito un viaggio “molto produttivo” a Islamabad. In Pakistan, i funzionari hanno esaminato le “condizioni specifiche” necessarie per far proseguire i negoziati con gli Stati Uniti, attualmente fermi nonostante il cessate il fuoco iniziato più di due settimane fa.
“L’incontro con Putin è una buona opportunità per fare il punto sulla situazione attuale e discutere gli sviluppi della guerra”, ha dichiarato Araghchi al suo arrivo. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha sottolineato che le consultazioni avvengono in un momento cruciale per la stabilità del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz.
Nonostante l’attivismo russo, gli ostacoli rimangono significativi, a partire dallo scetticismo della Casa Bianca che ha già declinato simili offerte a metà aprile, temendo di rafforzare il peso geopolitico di Putin e nutrendo dubbi sulla sicurezza di affidare materiale sensibile a Mosca.
In questo contesto, il presidente Donald Trump ha ribadito che l’unico obiettivo accettabile per gli Stati Uniti è la certezza che l’Iran non sviluppi mai l’arma atomica, mentre Tel Aviv osserva con estrema cautela qualsiasi intesa che lasci intatta l’infrastruttura nucleare iraniana, anche se temporaneamente alleggerita delle scorte.