WASHINGTON - In un’intervista esclusiva rilasciata a Norah O’Donnell per la Cbs, la prima dopo l’attentato al gala dei corrispondenti, Donald Trump ha ripercorso i momenti di terrore vissuti all’hotel Hilton.
Con il suo consueto stile diretto, il presidente ha minimizzato il proprio timore personale, inserendo l’evento in un contesto globale di “follia” e rivolgendo accuse durissime sia ai movimenti di protesta, sia alla stampa.
Trump ha ammesso di non aver compreso immediatamente la gravità della situazione. Inizialmente ha scambiato il fragore degli spari per un banale incidente di sala: “Pensavo fosse caduto un vassoio”.
Questo fraintendimento lo ha portato a rallentare inizialmente l’azione degli agenti, spiegando di aver voluto vedere cosa stesse succedendo e descrivendo come avesse iniziato a camminare quasi in posizione eretta prima di piegarsi.
Solo dopo le ripetute esortazioni del Secret Service, che intimava di gettarsi a terra, il presidente e la first lady si sono infine sdraiati sul pavimento. Riguardo a Melania Trump, pur evitando di descriverla come spaventata – poiché ha osservato che alle persone non piace che si dica che abbiano avuto paura – il presidente ha riconosciuto la tensione del momento, lodando l’intelligenza e la forza della moglie nel gestire la crisi.
Riguardo a Cole Tomas Allen, il responsabile dell’attacco, il presidente ha alternato condanna e ironia. Ha lodato la rapidità degli agenti che lo hanno neutralizzato non appena individuato, ma ha ironizzato sulla rapidità d’azione dell’uomo: “Ha una velocità incredibile, dovrebbe essere ingaggiato dalla Nfl”.
Analizzando il profilo psicologico del trentunenne, Trump ha fatto riferimento al suo manifesto: “L’ho letto. Si è radicalizzato. Era un credente cristiano, poi è diventato anti-cristiano. La famiglia era preoccupata, probabilmente era un giovane molto disturbato”. Lo ha inoltre definito “abbastanza incompetente” per essersi fatto catturare con tale facilità.
Il momento di massima tensione dell’intervista è scoppiato quando Norah O’Donnell ha citato un passaggio del manifesto di Allen, contenente pesanti accuse di pedofilia e tradimento verso il presidente. Trump ha sbottato, affermando che sapeva che lo avrebbe letto. Ha definito i giornalisti persone orribili, respingendo ogni accusa e dichiarandosi completamente scagionato.
Nel suo contrattacco, ha poi ribaltato le accuse sulla stampa e sugli oppositori politici, citando il caso Epstein e sostenendo che i loro amici dall’altra parte siano quelli coinvolti, concludendo che la giornalista dovrebbe vergognarsi di aver letto sciocchezze scritte da un malato.
Trump ha collegato l’attentato al movimento di protesta No Kings: “Il motivo per cui esistono persone così è che ci sono movimenti come questo. Io non sono un re, se lo fossi non sarei qui a parlare con lei”. Ha poi accusato i democratici di alimentare una “retorica d’odio” estremamente pericolosa per il Paese, pur ammettendo che la violenza politica è una costante storica che dura da secoli.
Nonostante il pericolo, il presidente ha espresso la volontà di ripetere la cena dei corrispondenti entro 30 giorni, con misure di sicurezza rafforzate. “Non voglio che una persona fuori di testa possa cancellare un evento del genere”, ha concluso, ribadendo che la continuità istituzionale è più importante della minaccia rappresentata da un singolo individuo.