VILNIUS - L’ex campione del mondo di scacchi Garry Kasparov e altri esponenti dell’opposizione russa in esilio sono finiti nel mirino di un presunto piano di eliminazione orchestrato da agenti dell’intelligence di Mosca. A lanciare l’allarme sono stati i servizi di sicurezza statunitensi e lituani, come confermato dallo stesso Kasparov in un intervento diffuso tramite il suo Substack e la fondazione The Next Move. Oltre a Kasparov, tra i bersagli figura anche il quarantacinquenne Ivan Tutrin, suo compagno di battaglie politiche e cofondatore del Free Russia Forum (Forum della Russia Libera). 

Entrambi i dissidenti vivono da tempo in esilio: Kasparov risiede prevalentemente a New York, mentre Tutrin ha trovato rifugio in Lituania. L’ex re degli scacchi ha spiegato la situazione evidenziando il clima di pericolo in cui si trovano: “Né io né Ivan siamo stati informati esplicitamente del fatto che fossimo noi i bersagli i cui nomi sono stati oscurati nell’atto d’accusa contro gli assassini. Tuttavia, i servizi di sicurezza della Lituania e degli Stati Uniti ci hanno avvertito che le nostre vite erano in pericolo e che avremmo dovuto adottare delle precauzioni, cosa che ho fatto e che continuerò a fare.” 

Stando a quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo, Kasparov sarebbe stato avvertito del complotto dalle autorità statunitense già nel corso dell’estate, momento in cui (secondo fonti a lui vicine) gli è stata assegnata per la prima volta una scorta rafforzata da quando vive negli Stati Uniti. Secondo altre ricostruzioni, tra i possibili bersagli figurerebbe anche Ilya Ponomarev, l’unico deputato russo che nel 2014 votò contro l’annessione illegale della Crimea, successivamente esiliato in Ucraina. Pur non confermando né smentendo di aver ricevuto un preavviso mirato, Ponomarev ha definito le accuse del Dipartimento di Giustizia “un nuovo livello di escalation” da parte di Mosca. 

Da Vilnius, anche Tutrin ha dichiarato di non sapere con certezza se fosse lui l’obiettivo principale, ma ha riferito che le autorità lituane, all’indomani dell’annuncio della corte statunitense, lo hanno sollecitato a “lasciare urgentemente casa e liberarsi della sua auto”. 

Nonostante il livello di rischio, Kasparov ha ribadito la volontà di non fare passi indietro: “Ma non mi fermerò e non mi nasconderò, anche se pensassi che fosse possibile farlo. Credo che la migliore difesa sia un buon attacco. Io e la mia famiglia non saremo davvero al sicuro finché Putin resterà al potere in Russia, una condizione condivisa da milioni di persone”. 

L’allarme si inserisce nel quadro dell’incriminazione resa pubblica a metà settembre dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro cinque presunti agenti legati all’intelligence del Cremlino, tutti attualmente latitanti. Il gruppo è accusato di cospirazione per ordinare assassinii, reclutare esecutori e finanziare attacchi contro dissidenti e disertori russi negli Stati Uniti e in Europa. 

Secondo l’Assistente Procuratore Generale per la Sicurezza Nazionale, John A. Eisenberg, gli incriminati operavano “come parte di una rete globale di assassinii che si è estesa fino agli Stati Uniti, tentando di reclutare cittadini statunitensi e stranieri per eseguire uccisioni su ordine del Cremlino”. La rete, nota come RIS Network, sarebbe stata attiva almeno dal 2024 e quest’estate avrebbe tentato di far eliminare “un importante dissidente russo” sul suolo Usa. 

I cinque individui accusati di aver organizzato le operazioni sono l’ex colonnello dei servizi segreti russi Yuri Khrameev, di 61 anni, suo figlio Kirill Khrameev, ventisettenne ufficiale dell’Fsb, insieme a Oemis Romagoza Durruthy, Yaidel Delgado Suarez e Angel Eduardo Castro. Interpellato sull’atto d’accusa, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che non fornirà commenti fino a quando non vedrà “prove credibili” o “fatti tangibili”. 

Per Kasparov, ritiratosi dagli scacchi professionistici nel 2005 per dedicarsi interamente alla politica e fuggito dalla Russia nel 2013 per non farvi più ritorno, la pressione di Mosca dura da anni. Dopo aver fondato nel 2016 insieme a Tutrin il Forum Russia Libera (movimento che organizza conferenze contro l’invasione dell’Ucraina e bollato dal Cremlino come organizzazione “terroristica”) il regime lo ha inserito prima nella lista degli “agenti stranieri” dopo il conflitto del 2022, e successivamente nel registro dei “terroristi ed estremisti”. Categorizzazioni che l’attivista ha sempre respinto con fermezza. 

In passato, l’ex campione mondiale aveva attaccato apertamente il presidente russo sostenendo senza mezzi termini che “Putin è l’assassino di Alexei Navalny”, l’oppositore politico condannato a 30 anni di carcere e deceduto in una prigione artica.