PARIGI - Prosegue e si estende in tutta la Francia la mobilitazione degli studenti medi, un movimento iniziato martedì che sta ora coinvolgendo anche il mondo universitario. Secondo i dati forniti dai sindacati studenteschi, una trentina di campus sono stati bloccati in città chiave come Parigi, Strasburgo, Marsiglia, Lione, Reims, Poitiers e Nanterre.  

Parallelamente, oltre trecento istituti superiori hanno fermato le attività didattiche in tutto il Paese, con una forte concentrazione delle proteste a Parigi, Marsiglia, Strasburgo e Rennes. Secondo quanto riportato da Le Monde, il Ministero dell’Interno ha registrato l’interessamento di 356 scuole, in crescita rispetto alle 338 del giorno precedente. 

A margine dei blocchi si registrano crescenti episodi di violenza e scontri con le forze dell’ordine. L’evento più grave si è verificato a Marsiglia, al liceo Victor-Hugo, dove i dirigenti scolastici sono stati aggrediti durante un tentativo di incendio doloso. Come confermato dall’autorità regionale per l’istruzione e da una nota della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, “il preside, il vicepreside, il segretario generale e il caposquadra sono stati aggrediti e cosparsi di benzina”, un atto fermamente condannato dall’ente locale come “un limite inaccettabile”.  

Nella sola regione delle Bouches-du-Rhône, le proteste hanno coinvolto 40 scuole superiori, 18 delle quali sono state completamente bloccate. Sempre a Marsiglia, un camion dei vigili del fuoco è stato assalito e dato alle fiamme davanti al liceo Saint-Exupéry. 

Segnalazioni di disordini giungono anche da altre città. A Nantes un incendio è divampato all’interno dell’atrio del liceo Nelson Mandela, mentre a Tolosa sono stati appiccati diversi roghi a margine dei cortei, uno dei quali ha interessato i binari del tram causando gravi disagi alla circolazione prima dell’intervento dei vigili del fuoco scortati dalla polizia antisommossa. A Nizza, infine, la prefettura ha disposto il dispiegamento di tre unità antisommossa nei pressi dei licei Parc-Impérial e Magnan in seguito ai disordini del giorno precedente, portando il bilancio del dipartimento a 39 arresti, sei dei quali effettuati durante la notte. 

Il bilancio complessivo degli scontri è pesante: dall’inizio delle mobilitazioni si contano 119 feriti tra studenti e personale scolastico, mentre nella sola giornata di ieri sono state arrestate 625 persone e 83 tra agenti di polizia e gendarmi hanno riportato ferite. Nel tentativo di arginare la protesta, il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato su X l’apertura di una “piattaforma di consultazione” aperta al contributo di “tutti gli studenti delle scuole superiori”. 

Di fronte ai danni e ai blocchi che impediscono il regolare svolgimento delle attività, il ministro ha chiesto che “le lezioni si svolgano a distanza quando danni o blocchi impediscono agli studenti di raggiungere le scuole in sicurezza”, specificando che “la nostra responsabilità è chiara: proteggere studenti e personale e consentire la prosecuzione dell’attività didattica”. Le decisioni sull’attivazione della DAD saranno prese caso per caso dai singoli dirigenti scolastici in accordo con le autorità accademiche. 

La crisi studentesca ha acceso un duro dibattito politico. La leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha accusato la sinistra radicale di soffiare sul fuoco delle proteste: “Oggi non si tratta più di proteste studentesche. Si tratta di sommosse organizzate da professionisti e guidate da deputati di La France Insoumise”. Deplorando la situazione a Marsiglia, Lione, Grenoble, Besançon, Nîmes e Strasburgo, dove “insegnanti vengono aggrediti, arredi urbani dati alle fiamme, autobus presi a sassate”, Le Pen ha puntato il dito contro Jean-Luc Mélenchon. “Recandosi di persona davanti ai licei per arringare i giovani, incitando i propri militanti all’insurrezione e inviando i propri deputati davanti agli istituti, Jean-Luc Mélenchon si assume una grave responsabilità per la situazione che il nostro Paese sta vivendo oggi”, ha esordito Le Pen.  

La leader della destra ha chiesto il ripristino dell’ordine, la tutela di studenti e docenti e l’approvazione di “una nuova legge contro i casseurs (individui che infiltrano le proteste pacifiche per compiere atti di violenza, vandalismo e distruzione), affinché la partecipazione a disordini costituisca un reato chiaramente definito”. 

Sulla stessa linea il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, che su X ha definito LFI un “partito sedizioso” che “conduce alcuni giovani in una terribile impasse”. Bardella ha proposto che “il conto dei danni, in milioni di euro” venga suddiviso “tra le famiglie degli incendiari e il partito che incita il caos: la France Insoumise”.